Cosa sta cambiando nel modo di interpretare la...
Parlare di ristorazione è facile, tutti si sentono in grado di poter dire la loro. “Ristorazione” è un termine onnicomprensivo, un termine che rappresenta un grande mondo fatto di prodotti e servizi, dove rientrano anche le mode, innovazioni logistiche, sostenibilità ambientale, grandi catene,... Leggi tutto...
Qual è la sfida del futuro per i ristoranti?
Se vi chiedessi qual è il mestiere più antico del mondo, probabilmente molti di voi penserebbero a “quello”.In realtà esiste un bisogno primario ben più impellente al quale, sin dall’antichità, gli imprenditori del passato offrivano soddisfazione: il cibo.Nell’antica Roma esisteva un luogo... Leggi tutto...
Unesco: sua maestà la pizza nella lista del...
L’Italia avrà una sola candidata nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità Unesco, candidatura, questa, atipica e ma di grande rispetto. Su proposta del Ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del ministero degli esteri, dell’Università, dell’Ambiente e dell’Economia sarà la pizza... Leggi tutto...
prev
next

In passato usavamo un quaderno con le pagine sporche di cibo per raccogliere tutte le nostre ricette, oggi invece, la storia della cucina italiana, probabilmente quella più amata al mondo, viaggia su schermi HD, dove uno chef di professione spiega nel dettaglio tutti i movimenti che bisogna fare per ottenere un piatto di alta, altissima gastronomia.
Quest’idea che ha suscitato l’attenzione di Agrinnova di Wired e IBM, è tutta made in Italy.
Si chiama Il Palato Italiano il portale della cultura gastronomica italiana che ha adottato la missione di diffondere in giro per il mondo i sapori, gli odori ma anche i trucchi dei più famosi e amati piatti della lunghissima tradizione culinaria italiana.

Tutto iniziò 10 anni fa, per merito di Nadia e Luciano Bertani, Nadia è cresciuta con il culto della buona cucina, Luciano invece è amministratore della Bertani Trasporti. Insieme nel 2014 lanciano online il sito web www.ilpalatoitaliano.it

Nadia e Luciano iniziano così a raccogliere le migliori ricette delle varie cucine regionali italiane.
Si fanno aiutare da chef professionisti da nord a sud del Paese.
Così facendo, senza rendersene conto, mettono insieme 16 mila ricette, un enorme database che raccoglie la tradizione enogastronomica del nostro Paese.
Questo database contiene un vero e proprio tesoro della nostra tradizione, e viene appunto chiamato Scrinium. Adesso a Nadia e Luciano non resta che pensare su come valorizzare al meglio questo tesoro composto da 16 mila ricette.

Per valorizzarlo nel migliore dei modi entrano in gioco il progetto Agrinnova di Wired e IBM, che fin dall’inizio aveva partecipato come system integrator.
Grazie ad una serie di innovazioni tecnologiche, alcune delle quali anche brevettate, si realizza il progetto: portare ai massimi livelli la cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità che l’Italia da sempre esprime.

Il_Palato_Italiano.gif
(Foto di: Wired)

Tra le idee più interessanti che caratterizzano questo progetto c’è experience.
Il Palato Italiano non è una scuola di cucina, ma utilizzando il canale della formazione diffonde la cultura del cibo, dalla scelta delle materie prime alla realizzazione dei piatti.
Per insegnare sia a cuochi amatori che a chef professionisti, Il Palato Italiano organizza dei percorsi enogastronomici chiamati appunto: experience.
Questi corsi si svolgono in telepresence, con l’aiuto di maxi schermi i corsisti possono incontrare virtualmente sia gli chef che i produttori degli alimenti che saranno utilizzati in cucina.

Queste video conferenze vengono allestite in sale brevettate predisposte per sei persone per i corsi di cucina e otto persone per le degustazioni.
Grazie ad una serie di schermi e ad una regia dedicata, gli ospiti possono dialogare in real time con chef e produttori, pur trovandosi in posti diversi.

Con a questo nuovo metodo messo in piedi da Il Palato Italiano, condividere ed insegnare non hanno più confini, è di facile quindi immaginare il futuro di questo bellissimo progetto soprattutto all’estero, proprio dove c’è più fame della cultura enogastronomica del nostro Paese.
Al momento l’azienda ha una business unit attiva a Miami, con un magazzino di prodotti e tutte le licenze che servono per importare direttamente negli Stati Uniti, senza dover rincorrere all’aiuto di intermediari. Dall’inizio del 2014 Il Palato Italiano è presente anche in varie città dell’Europa centrale.
Oggi l’azienda ha preso di mira anche altri due mercati in grandissima espansione: quello cinese e quello degli Emirati Arabi.

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Nei discorsi che affrontiamo quotidianamente, sicuramente il cibo fa da protagonista, ci sono infatti, tantissimi proverbi e modi di dire che prendono spunto dalla cucina.
Vediamone alcuni.

cibo_modi_di_dire.png

Modi di dire che hanno come protagonista il pane:
Parla come mangi” chi non si è mai sentito dire una frase del genere? Onestamente credo in pochissimi, possiamo starne certi.
Buono come il pane”. Il pane è l’alimento più diffuso su tutte le tavole. Questo modo di dire sta ad indicare una persona calma e generosa.
Pane per i tuoi denti” questa è un’espressione che si può utilizzare in più contesti, compresi quelli che indicano una vendetta dopo aver ricevuto un torto.
Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane” chi può non fa, chi invece vorrebbe non ha i mezzi.
Portare a casa il pane” indica lo stato d’animo di tutti quelli che dopo una giornata di lavoro possono tornare a casa decisamente soddisfatti.
L’uomo non vive di solo pane” sottolinea il fatto che l’uomo per star bene ha bisogno anche di altro oltre alle cose materiali.

Proverbi con affermazioni scientifiche:
Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere” questo è un proverbio che può assumere una duplice chiave di lettura. Potrebbe infatti significare che è inutile fare i misteriosi con chi è perfettamente a conoscenza dei fatti, o ancora, potrebbe essere una metafora per indicare che se tutti venissero a conoscenza di un determinato segreto, non sarebbe più tale.
Tutte le carni finiscono al macello” questo è un proverbio utilizzato soprattutto al sud, e significa che alla fine, anche i più sfortunati, riescono a trovare l’amore.
Tra quelli scientificamente provati troviamo anche “una mela al giorno toglie il medico di torno” o “chi va a letto senza cena, tutta la notte si dimena

Ci sono anche altri modi di dire che prendono spunto dalle favole.
La gallina dalle uova d’oro” è una metafora utilizzata per indicare una persona o un’attività molto redditizia, questo proverbio prende spunto da una favola di Esopo.

Possiamo citare anche alcune frasi fatte, che di solito si usano in compagnia di amici o in situazioni festose.
L’acqua fa male il vino fa cantare” stornello utilizzato da tutti quelli che dopo una serata tra amici, sanno sicuramente come tornare a casa allegri.
L’ospite è come il pesce: dopo tre giorni puzza” questo proverbio non ha bisogno di grandi spiegazioni.
Se non è zuppa è pan bagnato” è un’esclamazione che si usa per definire una situazione che è del tutto simile ad un’altra.
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” potrebbe stare ad indicare che chiunque, ripetutamente compie un’azione poco ragionata, alla fine potrebbe trovarsi a vivere una situazione rischiosa.
E ancora: avere il prosciutto davanti agli occhi; dolce come il miele; confrontarsi con una patata bollente. Potremmo continuare ancora per molto, insomma, il cibo nelle nostre frasi quotidiane abbonda.

Voi avete altri suggerimenti?
Quali sono i modi di dire che utilizzate che hanno come protagonista il cibo?
Perché non ce ne indicate qualcuno?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Sarà la voglia di continuare ad essere l’Italia del buon cibo, sarà la sana competizione che ha migliorato le prestazioni complessive della cucina italiana, o sarà che finalmente l’Italia gastronomica ha scoperto fino a dove si può spingere.
Di certo la mappa gourmet stilata dalla più attesa e temuta delle guide gastronomiche “I ristoranti d’Italia de l’Espresso 2016”, giunta alla sua 38° edizione, moltiplica le soste golose.
La guida l’Espresso diretta da Enzo Vizzarri è stata presentata alla stazione Leopolda di Firenze.

Ristoranti_italia.jpg

Sono 34 i ristoranti al vertice con “tre cappelli” (7 in più rispetto ai 27 dell’anno scorso) con un punteggio fra i 18/20 e i 20/20.

Quest’anno per la prima volta nelle 38 edizioni della Guida, un ristornate prende il massimo dei voti 20/20, dimostrazione lampante che in Italia, almeno per quanto riguarda la cucina, la perfezione esiste; stiamo parlando de “l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, a Modena.

Sale invece a 19,75 Il ristorante “Piazza Duomo” di Enrico Crippa ad Alba.

Nessuna promozione a 19,5/20, dove anche quest’anno mantengono solida la loro posizione Heinz Beck con “La Pergola” di Roma; “Le Calandre” di Massimiliano Alajmo a Rubano; “Casadonna-Reale” di Niko Romito a Castel di Sangro.

Si confermano con il punteggio di 19/20 anche “Combal.Zero” di Davide Scabin a Rivoli Torinese; “Uliassi” di Senigallia; “Villa Crespi” di Antonino Cannavacciuolo ad Orta San Giuliano e “Casa Vissani” a Baschi.

Raggiungono la promozione a 18,5/20 il ristorante “Agli Amici” di Emanuele Scarello ad Udine; “Taverna Estia” di Francesco Sposito a Brusciano.
Confermati anche quest’anno sempre a 18,5/20 il ristornate “Antica Corona Reale” di Giampiero Vivalda a Cervere; “Del pescatore” di Santini a Canneto sull’Oglio; “Duomo” di Ciccio Sultano a Ragusa Ibla; “Enoteca Pinchiorri” a Firenze; “Davero Ristorante” di Enrico Bartolini a Cavenago Brianza; “St. Hubertuns” di Norbert Niederkofler a Badia; “La Madia” di Pino Cuttaia a Licata; “La Peca” di Portinari a Lonigo; “Madonnina del Pescatore” di Moreno Cedroni a Sanigallia; “Osteria del Povero Diavolo” di Per Giorgio Parini a Torriana.

Vengono promossi a 18/20 “Acquerello” a Fagnano Olona; “Del Cambio” a Torino; “Il Palagio dell’Hotel Four Seasons” a Firenze; “La Trota” a Rivodutri; “Lido 84” a Cardone Riviera; “Lorenzo” a Forte dei Marmi; “Ristorante Berton” a Milano;
Per il primo anno sale a 18/20 il ristorante “Casa Perbellini” di Verona.
Confermati anche quest’anno a 18/20 “Colline Ciociare” ad Acuto; “Cracco” a Milano; Da Vittorio a Brusaporto; “Laite” a Sappada; “Torre del Saracino” a Vico Equense.

È questa la classifica tirata fuori dopo aver recensito 2.700 locali con quasi 400 novità.
Il libro di 576 pagine è in edicola da Venerdì 9 ottobre 2015; c’è anche la versione digitale dello stesso libro per Smartphone e tablet. iOS e Android.

Buona lettura e tutti e buon appetito.

Tre_cappelli.jpg
Due_cappelli.jpg
Due_cappelli2.jpg
Un_cappelli.jpg
Un_cappello2.jpg
Un_cappelli3.jpg
Un_cappelli4.jpg


Pubblicato in Il blog di AppeTeam
Martedì, 04 Agosto 2015 10:33

In Russia si mangia russo.

Nel 2015 siamo nel pieno della globalizzazione, il mondo è sempre più “connesso” e di conseguenza esperienze ed abitudini sono sempre più interscambiabili.
Non è stata chiamata fuori dalla globalizzazione neanche la cucina. In qualunque posto del mondo ci troviamo, potremo sempre scegliere “in che Nazione voler andare a mangiare”.
Questa cosa potrebbe essere vista sicuramente di buon occhio da chi ha voglia di assaggiare le varie cucine, perché i piatti tipici di qualsiasi Nazione raccontano una storia, ma magari non ha modo o tempo di viaggiare.

Cucina_russa.jpg

Sicuramente la globalizzazione culinaria non è vista di buon occhio da Vadim Soloviov, un deputato del parlamento russo, la Duma.
Soloviv ha portato avanti una proposta che prevede l’obbligo per tutte le attività ristorative, dai ristoranti ai bar, di introdurre nelle proprie offerte di menù, almeno il 50% dei piatti tipici della tradizione russa.
Questo disegno di legge, con buone probabilità, sarà presentato a settembre, dopo la pausa per le vacanze estive.

Soloviv, afferma di volerlo fare per una giusta causa, la sua speranza è che in questo modo si possa incrementare il turismo estero in Russia.

Il deputato, ha deciso di fare questa proposta di legge dopo un’attenta analisi della situazione attuale nella quale versa la ristorazione del suo Paese.
A Mosca, per esempio, sono presenti tantissime attività che offrono cucina internazionale, partendo dalla francese, passando dalla giapponese e naturalmente con una grandissima presenza anche della cucina italiana.

Soloviv ha ammesso senza problemi di apprezzare particolarmente la cucina tradizionale russa e il problema sta proprio nel fatto che nel centro di Mosca trovare qualche attività ristorativa che proponga piatti tipici della tradizione russa sia sempre più difficile.

La pensano esattamente come lui i fratelli registi Nikita Mikhalkov e Andrei Koncalovskij, che, a partire dalla scorsa primavera hanno lanciato “Mangiamo a casa”, una catena di fast food specializzata nella cucina russa.
Questa iniziativa è stata particolarmente appoggiata dal ministero dell’Agricoltura e dall’ente pubblico per la tutela dei prodotti agricoli.

Difendere le tradizioni locali è importante, anche per permettere a chi ci visita da turista di trovare “angoli” che raccontino la nostra storia da tutti i punti di vista possibili; ma rendere obbligatoria la presenza di un’esperienza così personale come la cucina tradizionale non rischierebbe di appiattire la scelta e renderla, in alcuni casi, inconsistente? Se parlassimo dell’Italia, chi potrebbe mangiare l’autentica pizza in un “Antico forno Indiano”…?
Dopotutto, principio di ogni identità è il riconoscimento di un’alterità con la quale fare i conti, a tutti i livelli.

Voi, che ne dite?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam
Lunedì, 22 Giugno 2015 11:00

Cibo italiano: diffidiamo dalle imitazioni

L’Italia è conosciuta nel mondo per tantissimi motivi; il marchio di fabbrica del nostro Paese è però la cucina.
In tutto il mondo provano costantemente ad imitarla, ottenendo però risultati maldestri che non si avvicinano neanche minimamente ai sapori made in Italy.

Realmente, però, cosa distingue la nostra cucina dalle varie imitazioni tentate in tutto il mondo?
Nei cibi “contraffatti” ci sono tantissimi esaltatori di sapidità, ingrediente che rientra nella categoria degli additivi alimentari; il più diffuso è il glutammato monosodico. Queste sostanze cercano di imitare il sapore del cibo fresco senza, in realtà, riuscire nel loro intento.

cibo_italiano.jpg

La popolarità della cucina italiana è dovuta anche alla sua varietà di proposte, alla qualità delle materie prime e alla sua artigianalità. I prodotti nostrani, come ad esempio la mozzarella che ha un sapore ed una consistenza unica nel suo genere diversa da qualsiasi altro formaggio a pasta molle.

L’Italia non ha un piatto unico nazionale, il vero cibo italiano è il cibo regionale. Palermo, Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Milano. Tutte le città hanno ricette e tecniche che differenziano i vari piatti, per questo motivo credo non si possa parlare di cibo italiano o di cucina italiana, sarebbe più opportuno usare il plurale, cucine italiane, cibi italiani.

Queste differenze sono impossibili da riprodurre in scala industriale: le industrie non potrebbero mai differenziare i prodotti in modo così ampio. Per questo motivo, il mercato globale non riconosce le differenze, un piatto di pasta risulterebbe uguale a New York e a Pechino.

Quello che all’estero viene spacciato per cibo italiano, il più delle volte ci farebbe letteralmente rabbrividire. Avete mai provato a mangiare un gelato all’estero? Un miscuglio di acqua e aromi, che non ha nulla a che vedere con il gelato italiano.

D’altro canto, anche gli stranieri, quando vengono in Italia, restano stupiti dalla bontà della nostra cucina, dato che sono abituati a mangiare “italiano” nei loro Paesi.

Come ha detto Jean Brunes: Mangiare, è incorporare un territorio.

Pubblicato in Il blog di AppeTeam