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Qual è la sfida del futuro per i ristoranti?
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L’Italia avrà una sola candidata nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità Unesco, candidatura, questa, atipica e ma di grande rispetto. Su proposta del Ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del ministero degli esteri, dell’Università, dell’Ambiente e dell’Economia sarà la pizza... Leggi tutto...
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Giovedì, 03 Dicembre 2015 09:39

A Milano ristorazione fa rima con innovazione

A Milano ristorazione fa rima con innovazione
Un libro ci descrive tutti cambiamenti del mondo della ristorazione nel capoluogo lombardo. 
Il libro, dal titolo “Innovare nella ristorazione”, ci racconta cosa sta succedendo a Milano
Prendendo in considerazione l’orto vicino al Naviglio, la tecnologia in cucina, il menù con il vapore, gli autori Alessandro Coltro e Jessica Malfatto ci fanno capire come stanno cambiando i ristoranti di Milano.
Alessandro Coltro e Jessica Malfatto, hanno esaminato i ristoranti di Milano, nel periodo della loro massima espressione: durante l’Expo, periodo nel quale la ristorazione italiana ha vissuto un momento di rivalsa, dovuto soprattutto al tema importante dell’Expo.
Le domande alle quali il libro vuole rispondere sono le più disparate: Come si può esprimere la propria creatività all’interno di un ristorante? Quali sono i locali più innovativi di Milano, la città che quest’anno ha accolto Expo? Le tecnologie e il web come stanno cambiando il mondo dei ristoranti? Cosa ci si deve aspettare per il futuro da questo settore?
L’idea di questo libro è nata dalla voglia di fare un viaggio alla scoperta dei ristoranti più innovativi di Milano, per avere l’occasione di osservare il mondo della ristorazione in prima persona, in un modo che non ha nulla a che fare con la tematica culinaria. Gli autori del libro avevano voglia di incontrare i protagonisti di questa “rivoluzione nella ristorazione” che sta avvenendo nei giorni nostri. 
Oggi il ristorante è guidato da un vero e proprio imprenditore, che deve essere capace di guardare oltre, cogliendo stimoli provenienti anche da altri Paesi. Magari anche osando un po’ di più.


Innovazione_nella_ristorazione.jpg
(Foto: copertina libro Innovare nella ristorazione)

Quali sono le principale innovazioni nel mondo della ristorazione milanese?

Il ristorante con l’orto.

L’Osteria del Tubetto, sui Navigli, è un ristorante che nasce in un particolare contesto ambientale, è il punto d’incontro tra la città e quello che resta della campagna.
I proprietari di questo ristorante coltivano un piccolo orto, che ha un grande valore simbolico.
L’orto, appunto, sta ad indicare proprio quella che è la mission del ristorante: la volontà di seguire le stagioni e di conseguenza proporre un menù solo in base a quello che c’è e non a quello che lo chef vorrebbe ci fosse.

La cucina a vapore.

Secondo lo chef di That’s Vapore, la cucina a vapore spesso è accostata erroneamente alla classica “cucina da ospedale”, ma lui ci tiene a sottolineare che non è affatto così, loro attraverso la proposta di piatti particolari, abbinati anche ad ingredienti diversi vogliono sfatare questo mito.
Per riuscire a fare questo si sono resi conto che dovevano incuriosire e allo stesso modo interessare le persone, per questo motivo il loro menù è composto da piatti molto diversi tra loro e spaziano dalla cucina francese fino ad arrivare alla cucina orientale.

Vetrina per giovani emergenti.

Un altro locale preso in considerazione dal libro è il Bys.
Come si legge sul sito dello stesso locale, il Bys ha l’ambizione di unire il mondo dell’arte con quello della cucina, in un continuo scambio di sinergie e contaminazioni.
I titolari di questo locale permettono a giovani artisti emergenti di esporre all’interno le loro opera in maniera gratuita.
Le esposizioni cambiano ciclicamente, per un periodo restano all’interno del Bys in conto vendita e il locale si trasforma in questo modo in una vetrina.
Inoltre sono stati anche proposti all’interno spettacoli teatrali, cabaret e spettacoli con musica dal vivo.
Spesso il menù proposto dal locale combacia con l’evento organizzato all’interno in modo tale da creare una continuità tra cibo e ambiente circostante.

Queste sono solo alcune delle innovazioni che stiamo vivendo nel mondo della ristorazione.
Ormai, che i ristoranti si debbano adeguare al cambiamento della società è un dato di fatto.
Voi come vi state muovendo su questo fronte?
Quali altre proposte di innovazione per la ristorazione avete?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Concluso il Food Innovation Program (primo master organizzato sugli elementi disruptive del food), sta per partire un Future Food Accellerator, che prenderà in considerazione tutto quello che riguarda il food: dal food reatail al packaging.
L’obbiettivo del Food Innovation Program è quello di creare una nuova generazione di imprenditori del food, capaci di portare innovazioni nel prossimo futuro.
Il Food Innovation Program, è un master organizzato dal Future Food Institute, Institute For the Future di Paolo Alto e dal dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria di Reggio Emilia.
Il 20 novembre scorso, proprio nel capoluogo emiliano, al Palazzo dei Musei, c’è stata la cerimonia di chiusura del master.
Durante questa cerimonia, sono state presentate le 4 challenges, con le quali tutti coloro che hanno preso parte al master si sono misurati.
Due sono state lanciate da Barilla, una da Alce Nero, la quarta si è concretizzata in WikiExpo, l’enorme database di documenti prodotti durante ExpoMilano2015.

Foo_Innovation.jpg
(Foto di:Food Innovation Program)

Questa prima edizione del master, ha avuto un successo talmente grande e inaspettato, da far cambiare la durata dello stesso.
All’inizio, spiega Sara Roversi, executive director del FIP, l’idea era quella di far durare il master 2 anni, ma con il notevole successo avuto, sono stati costretti far ripartire una nuova edizione già a settembre.

Che questo master avesse riscosso un grande successo, era facilmente intuibile già dalle adesioni iniziali; alla call, estremamente specifica, hanno risposto ragazzi da tutto il mondo.
Ne è nata poi una classe di venti studenti appartenenti a 13 diversi Paesi, creando così un gruppo multiculturale ma allo stesso tempo multidisciplinare. È stata questa l’arma in più che ha portato al successo i diversi progetti.

Tra i risultati ottenuti ci sono diverse startup, che sono nate proprio durante il corso di studi, startup che sono già in grado di farsi notare.
Tra queste c’è FeatApp, nata da un’idea delle studentesse del master, quest’app si integra con la tecnologia “conta-passi” già presente sugli smartphone.
L’applicazione deposita gettoni in un salvadanaio personale dell’utente a seconda di una determinata quantità di passi effettuati.
I gettoni, alla fine, serviranno per acquistare alimenti di qualità presso rivenditori selezionati, ad un prezzo scontato.

Dopo il master, si è dunque deciso, di fornire un ulteriore strumento agli studenti.
Proprio grazie allo stretto contatto che hanno avuto gli studenti con le imprese, è stato portato alla luce un acceleratore, che inizierà a lavorare dall’anno prossimo.
Si tratta di un acceleratore estremamente verticale, focalizzato sul settore food.
Questo acceleratore andrà ad affrontare tutti gli ambiti, dal food retail, al packaging, alla logistica.

In Italia, abbiamo la fortuna di avere un ambiente adatto per ospitare queste startup, soprattutto all’indomani della fine di Expo, è importante lavorare per rendere l’innovazione costante, aiutando in questo modo tutte le idee di successo del made in Italy.

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Ultimi nove giorni per Expo Milano 2015, l’Esposizione Universale punta a raggiungere i 24 milioni di visitatori, merito anche dei generosi sconti sul biglietto d’ingresso.
Ma il vero incasso ottenuto dalla vendita dei biglietti la società Expo Spa (che tra l’altro è controllata per il 40% dal ministero dell’economia) pare non voglia farlo sapere.

Ad oggi possiamo contare circa 21 milioni di ingressi, ma Expo Spa quanto ha realmente guadagnato grazie alla vendita dei biglietti?
Pare che prima della fine dell’Esposizione Universale non si potrà sapere, ovviamente solo Expo 2015 Spa, in qualità di società organizzatrice può fornirci questi dati.
Diciamo che un po’ di trasparenza in più non avrebbe disturbato, dato che per organizzare Expo si è sostenuto un impegno economico importante e in gran parte proveniente da fondi pubblici (2,3 miliardi di euro tra governo ed enti locali)

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L’amministratore delegato di Expo, Giuseppe Sala, aveva dichiarato ad aprile (ad un mese esatto dall’inaugurazione di Expo Milano 2015) che per pareggiare il bilancio si sarebbero dovuti vendere 24 milioni di biglietti.
Cosa significa questo?
Conti alla mano, le spese di gestione di una macchina come Expo ammontano a 800 milioni. Grazie gli sponsor sono stati ricavati 300 milioni, quindi per raggiungere il pareggio in bilancio è indispensabile arrivare alla soglia dei 24 milioni di biglietti venduti.

Expo 2015 ha iniziato a divulgare i dati relativi agli ingressi solo a luglio (due mesi dopo l’inaugurazione) e per rispondere a chi chiedeva chiarezza in merito, Sala ha detto che è impensabile ad oggi poter fare una stima esatta degli ingressi, perché in alcuni casi di particolare affluenza ai tornelli l’obliterazione elettronica veniva sospesa per rendere gli ingressi più veloci, in poche parole i presenti non coincidono con i registrati. In questo modo non sarà assolutamente facile chiarire i dati relativi agli ingressi nonostante ci sia stato un investimento di 4,8 milioni di euro per dotarsi di “tornelli intelligenti”.

Bisogna quindi aspettare la chiusura dei cancelli per avere certezze sugli ingressi e sui biglietti venduti.
A quanto ammonterà il ricavo?
Il listino prezzi di Expo è molto vario, ci sono biglietti che partono da un prezzo di 5€ per il serale fino ad arrivare a 182€ per l’acquisto di biglietti a data aperta per due giorni consecutivi e per due genitori e due bambini, insieme a questi prezzi è doveroso calcolare anche le varie promozioni e i regali.

In poche parole prima della chiusura della kermesse non sapremo nulla di certo, e verosimilmente l’introito totale sarà più basso di quello che ognuno di noi potrebbe immaginare considerate le file all’ingresso che ci sono state e che ci saranno da qui alla fine dell’Esposizione.

Come abbiamo detto prima, i numeri sulle visite sono arrivati a partire dalla fine del mese di luglio, manca però il dettaglio economico.
Come se questo “dettaglio” non interessasse al cittadino contribuente che il suo biglietto di Expo lo ha già pagato insieme a tasse e contributi.

Fino ad oggi l’amministrazione di Expo ha voluto distogliere l’attenzione da questo argomento raccontando la storia di un successo ancora prima di mettere mano al bilancio.

Per i conti e i numeri reali e per capire se davvero è stato un successo o un solo disastroso flop non ci resta altro che aspettare alla fine di Expo Milano 2015.

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Venerdì, 16 Ottobre 2015 10:34

Cosa accadrà ad Expo una volta finito Expo?

Che fine farà Expo dopo Expo?
Sembra un banalissimo gioco di parole, invece questa è la domanda delle domande.
Che senso hanno avuto gli oltre 20 milioni di biglietti venduti? Che senso avranno gli oltre un milione di metri quadrati di area espositiva? Che senso ha avuto il miliardo e 300 milioni spesi per rendere possibile Expo Milano 2015?
Noi nel nostro blog avevamo introdotto l’argomento, dicendo che una volta che Expo chiuderà i cancelli tutti i suoi arredi verranno messi all’asta per risanare i conti.
Ma adesso non siamo più in tempo per avanzare ipotesi, ad oggi mancano solo 2 settimane per la chiusura di Expo 2015 e ancora non abbiamo un’idea chiara di come capitalizzare in modo utile e duraturo gli sforzi fatti dal governo italiano e dagli oltre 140 Paesi coinvolti.

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Il filo conduttore di Expo è statonutrire il pianeta”. Nutrire il Pianeta, appunto, dato che secondo le ultime proiezioni fatte dagli Stati Uniti, tra poco meno di 40 anni la popolazione mondiale arriverà quasi a 10 miliardi di persone, ciò significa che ci saranno 3 miliardi di persone in più da sfamare ogni giorno.
Dovremo affrontare un aumento della domanda di cibo del 70%, per questo motivo la tecnologia nell’agricoltura sarà fondamentale. Anche questo argomento lo abbiamo già affrontato in precedenza.
L’agricoltura, è proprio quel settore che sembrava essere il più analogico che ci potesse essere e si sta trasformando anch’esso nell’Internet oh Things (internet delle cose).
Innovazioni importantissime nel campo dell’agricoltura ci permetteranno di coltivare prodotti senza l’utilizzo di suolo. Sfruttando l’agricoltura idroponica, aereoponica e acquaponica.

Ma torniamo ad Expo, che fine gli faranno fare?
Il terreno dove sorge Expo è di proprietà della Arexpo, una società composta dal Comune di Milano e la Regione Lombardia che hanno all’incirca il 34,67% delle quote a testa, il 26% delle quote sono possedute dalla Fondazione Fiera di Milano, la Provincia di Milano e il Comune di Rho hanno rispettivamente il 2 e l’1% delle quote.
Ma tralasciando dati e numeri, cosa ce ne faremo di Expo?
I padiglioni degli espositori, tranne il padiglione zero, il padiglione Italia, cardo e decumano, saranno smantellati subito dopo la chiusura dei cancelli. Il padiglione degli Emirati Arabi invece avrà una sorte diversa: sarà smontato in Italia e rimontato a Dubai per la preparazione di Expo 2020.

L’associazione degli industriali lombardi ha avanzato l’ipotesi di trasformare Expo in un centro di ricerca e incubatore tecnologico, dove magari far nascere nuove startup e far lavorare quindi giovani laureati, si tratta in poche parole di un grande hub scientifico- tecnologico che andrà ad occupare almeno la metà del milione di metri quadrati disponibili.
Un grande problema sarà proprio riempire questo enorme spazio, stiamo parlando di uno spazio grande come 150 campi da calcio; mantenere viva la zona di Expo significa anche non buttare via tutta l’infrastruttura che sorge intorno all’area: dalla rete ferroviaria ad alta velocità; ai collegamenti con gli aeroporti di Milano e Linate; ai 200 km di fibra che attraversa Expo.
Anche l’Università di Milano ha voluto dire la sua, ufficializzando al comune un progetto che prevede la realizzazione di un campus universitario.

Ormai e chiaro: su cibo e tecnologia girano soldi, tanti soldi.
Come abbiamo visto in questo articolo, Internet of Food è un argomento del quale parliamo molto poco e invece dovremmo affrontarlo più spesso e con più serietà.
Non è un caso il fatto di assistere alla nascita di tantissime startup sul food ogni giorno.
Se Airbnb e Uber hanno cambiato per sempre il nostro modo di dormire e viaggiare, le piattaforme di social eating e home restaurant che stanno prendendo piede in tutto il Mondo, cambiaeranno radicalmente il nostro modo di vedere il cibo.
Solo nella prima metà del 2014, le startup del food hanno ottenuto oltre un miliardo di investimenti da tutto il Mondo.

Expo è il luogo tecnologicamente più avanzato che abbiamo in Italia, se non investiamo su questo facciamo un grandissimo errore e contribuiremo ad un ulteriore enorme spreco di denaro pubblico.
Expo dovrebbe diventare (ed ha tutte le carte in regola per farlo), un enorme Food Valley tecnologica, potrebbe addirittura essere elevato a progetto di interesse strategico nazionale. Dobbiamo permettere a Milano e all’Italia tutta di diventare il centro di interesse mondiale nel settore della food innovation.

Noi italiani abbiamo un po’ smesso di credere nel nostro enorme potenziale, e questo è un grande errore, perché noi siamo in grado di reggere il confronto tecnologico con il resto del Mondo.

Fino ad ora abbiamo avanzato tantissime ipotesi, ma il nostro desiderio rimane quello di sapere che fine farà Expo prima della fine di Expo.

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Giovedì, 15 Ottobre 2015 11:49

HOST 2015: la fiera sulle tecnologie del food

Come probabilmente in molti di voi già sapranno, il più grande Salone Internazionale dell’Ospitalità Professionale HOST si terrà quest’anno al quartiere FieraMilano/Rho dal 23 al 27 ottobre 2015.
Quest’anno l’HOST sarà in concomitanza con l’Expo Milano 2015.
Questa sarà l’occasione per riflettere e dialogare sui diversi tentativi di trovare delle soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: da una parte ci sono persone nel mondo che ancora soffrono la fame, dall’altra ci sono persone che muoiono per disturbi di salute legati all’alimentazione.
Per questo motivo servono nell’immediato scelte politiche consapevoli e stili di vita sostenibili, e attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia sarà possibile trovare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse.

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Cos’è l’HOST:
Da 39 edizioni HOST è leader assoluto nel settore Ho.Re.Ca., foodservice, retail, GDO e hotellerie.
HOST si conferma sempre più il marketplace del business internazionale e di qualità.
HOST è una piazza di incontri esclusivi tra domanda ed offerta. Ci sono aziende produttrici leader di mercato e buyer top spender da tutto il mondo.
Manifestazione trasversale, questa, dove si parla di business con un linguaggio evoluto e competente. Un network permanente di contatti che in soli 5 giorni trovano la loro massima sintesi.

Dal 23 al 27 ottobre, HOST conterà sulla presenza di 14 padiglioni provenienti da tutto il mondo.
Ci saranno 1.700 espositori da oltre 48 Paesi di tutti i continenti, con un incremento del 6,5% rispetto all’edizione precedente, con 350 new entry.

Proprio per la concomitanza con Expo che si svolge a pochi metri di distanza, la 39esima edizione di HOST può contare su un ulteriore strumento di visibilità.

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Anche nel 2015, ancora una volta, il futuro inizia da HOST!

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C’è la Milano Expo che guarda al Mondo con un Patto sulle politiche alimentari urbane che verrà firmato da cento città in tutto il Mondo, da Mosca a New York e che verrà poi consegnato il 16 ottobre a Ban Ki-Moon, segretario generale dell’Onu.
C’è poi la Milano che ha voglia di apllicare e sperimentare le indicazioni presenti nel Patto, diventando in questo modo una città più sostenibile attraverso il cibo.
Milano ha voglia di fare progetti e azioni concrete da mettere in campo, perché per garantire cibo e sano per tutti si potrebbe/dovrebbe puntare sul chilometro zero, o si potrebbero destinare terreni di proprietà pubblica agli orti per tutte quelle persone che versano in difficoltà economica.
Perché gli sprechi alimentari andrebbero combattuti in tutta la città, salvando il cibo dalla spazzatura e recuperando in questo modo le eccedenze alimentari ad ogni livello, dalle mense ai condomini.

Questa delibera è stata discussa lunedì 5 ottobre in Consiglio comunale, ed ha una duplice dimensione:
quella internazionale del Patto e quella locale della Food Policy.
Già, Food Policy, è questo il nome che l’amministrazione comunale di Milano ha dato al documento. Che si ispira a piani già messi in atto in altre città come Londra e New York, che si sono già dotate di regole ben precise su questo campo.
Questo progetto che vuole attuare la città di Milano è partito un anno fa, quando il comune ha iniziato ad osservare con maggiore attenzione il ciclo alimentare della città di Milano.
Il risultato è un documento che punta la 2020 e che verrà applicato in primis dal Comune e dalle sue società partecipate, per poi allargarsi in un secondo momento a tutta la città di Milano.
A monitore il tutto ci sarà quello che viene chiamato “Consiglio metropolitano sul cibo”, una consulta che verrà nominata e sarà composta da esperti del settore e cittadini.

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La politica sul cibo della città di Milano ha delle priorità:
sono 225mila le persone che vivono in condizioni di povertà e sono 250mila i pasti che vengono distribuiti a domicilio dal Comune. C’è da rispettare il diritto al cibo sano per tutti, questo deve essere garantito aumentando le forniture di prodotti di qualità, locali e sostenibili, destinando tutte le aree agricole pubbliche alla produzione di cibo per autoconsumo e piccolo commercio di zona.
Il secondo obbiettivo della città è quello di garantire la coltivazione di cibo sui terrazzi e su campi verticali, aumentando in questo modo i mercati dei contadini o le reti di acquisto solidale.

Un altro punto importante sul quale la città di Milano vuole puntare è quello dell’educazione alimentare.
Il Comune si impegna a garantire linee guida da seguire per una dieta sostenibile pensando ai bambini, ai migranti, alle badanti e alle baby sitter.
Questo che sta per scrivere la città di Milano sarà un capito importantissimo dedicato interamente allo spreco alimentare.
L’esempio da seguire è quello dell’accordo tra Milano Ristorazione e Banco Alimentari che lo scorso anno ha permesso di recuperare 50.822 chili di pane e 100.386 chili di frutta.

Questi meccanismi di redistribuzione delle eccedenze andrebbero applicati a tutti i livelli, dalle mense a i condomini e in tutte le città.

 

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Se avete un’irrefrenabile voglia di assaggiare pasta fatta con farina di larve e paté di tarme, potete andare all’Expo Milano 2015, dove potrete assaggiare queste cose e conoscere in questo modo una pratica molto diffusa in più di 90 Paesi nel mondo ma che in Italia non ha ancora raggiunto un numero considerevole di sostenitori.

Immagino che siate a conoscenza del sequestro effettuato a giugno da parte dell’Asl di larve e cavallette essiccate nel padiglione dell’Olanda e di 300 barattoli di passata al pomodoro contente vermi nel padiglione del Belgio.
Bruxelles ora è finalmente riuscita ad ottenere l’autorizzazione necessaria per far assaggiare ai moltissimi visitatori di Expo gli insetti.

mangiare_insetti.jpg

Ma gli insetti commestibili dove vengono allevati?
Il Belgio e l’Olanda sono gli unici due Paesi in Europa ad avere norme riguardanti l’allevamento di insetti; possono scegliere tra 10 specie diverse tra loro ma allo stesso modo commestibili.
Camole, locuste, coleotteri, grilli e altri. Sono tutti insetti scelti in base alla facilità di allevamento e alla reperibilità.
Anche la Svizzera nel 2016 avrà il suo regolamento in materia.
Proprio in questi giorni, L’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) renderà pubblica la sua opinione in merito al consumo di insetti per fini alimentari, questo documento servirà come base scientifica per realizzare leggi comunitarie a riguardo.
Andrea Mascaretti, presidente del comitato scientifico della Società Umanitaria, è sicuro che il parere dell’Efsa sarà favorevole, e aggiunge anche che l’Italia è in prima linea per l’introduzione degli insetti nella nostra dieta, è una delle soluzioni più valide per nutrire il Pianeta in futuro.

Gli insetti: alimenti del mondo.
L’idea di mangiare insetti vi disgusta o vi fa rabbrividire? Pensate che l’entomofagia, regime dietetico che vede gli insetti come alimento, è una pratica diffusa e consolidata per circa 2 miliardi di persone, in più di 90 Paesi nel mondo, dove vengono usati per fini alimentari più di 1900 specie di insetti diverse.
In Cina e in Messico vengono consumati più insetti rispetto al resto del mondo.
L’esperto della Fao (Organizzazione della Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) Paul Vantomme sostiene che in alcune zone del Pianeta il 30% delle proteine assunte derivai dal consumo di insetti. Mangiarli o no deriva esclusivamente da fattori culturali, che secondo lui andrebbero superati perché allevare insetti ha un impatto sulla Terra 10 volte inferiore agli allevamenti di carne, possono essere nutriti con prodotti di scarto e hanno un ciclo di vita breve.

Negli ultimi anni anche in Italia stanno prendendo piede associazioni che promuovo l’introduzione degli insetti nella nostra dieta attraverso varie degustazioni di piatti a base di larve, cavallette e così via.

Gli insetti possono davvero risolvere le nuove sfide alimentari?
Non possiamo negare che dal punto di vista nutrizionale è ormai risaputo che gli insetti rappresentano un’ottima fonte di proteine di alta qualità.

Per farvi un esempio:
Per 100 grammi di peso secco la carne contiene 6 mg di ferro, le locuste invece dagli 8 ai 20 mg, in base alla specie e al tipo di alimentazione.

Se Expo Milano 2015 è in grado di lasciarci qualche eredità penso proprio che il tema degli insetti commestibili debba essere una di queste.
Bisogna trovare una soluzione al problema ormai consolidato della nutrizione del Pianeta; per questo dobbiamo essere in grado di abbattere determinati pregiudizi per introdurne nuove culture e abitudini più sostenibili.

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Con un’edizione dedicata al Food&Wine torna lo Startup Weekend di Milano.
L’evento organizzato dall’Associazione Italiana Somelier si terrà dal 18 al 20 settembre 2015 in collaborazione con Talent Garden, IBM Italia e Codemotion dedicato ai progetti che reinventeranno il settore enogastronomico.

A poco più di un mese alla chiusura di Expo Milano 2015, la Associazione Italiana Somelier, per festeggiare i 50 anni di fondazione, organizza un weekend dedicato al mondo del vino e al suo abbinamento con il cibo in Italia.
Un ottimo spunto per tutti quelli che sognano di realizzare una propria impresa e condividere idee innovative nell’ambito del cibo e del vino.
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L’obbiettivo di questa iniziativa è quello di pensare a una vera e propria esperienza digitale nel campo del food&wine appoggiandosi alle nuove tecnologie in ambito social, mobile, analytics e internet of things.
I 3 giorni dello Startup Weekend Wine&Food saranno dedicati all’enogastronomia, filo conduttore dell’Expo2015.

I protagonisti durante l’intero weekend saranno giovani studenti, creativi e professionisti del digitale. Questi saranno chiamati a realizzare progetti in grado di cambiare il mondo del food&wine.
Tra i vari ospiti, oltre agli esperti di settore, ci saranno anche investitori che sono pronti a finanziare le idee per supportare i partecipanti nello sviluppo.

L’intero evento viene declinato come un concorso di idee e per i vincitori c’è la possibilità di continuare a lavorare alla realizzazione del progetto presentato all’interno degli spazi del Talent Garden. Inoltre potranno andare a Berlino per partecipare allo Startup Europe Summit che si terrà all’inizio del 2016.
Anche l’Associazione Italiana Somelier, in quanto co-organizzatrice ha messo in palio un premio; offrirà la possibilità di partecipare al congresso annuale che si terrà a Milano il 14 e 15 novembre e metterà in palio alcune bottiglie di vino pregiate prodotte nelle migliori cantine italiane.

Il concorso prevede che tutti i partecipanti facciano una vera e propria maratona di sviluppo. Partendo dalla concezione di un’idea, dovranno fare un’analisi della sua potenziale innovazione, verificare se l’idea sia fattibile o meno attraverso l’utilizzo degli Open Data e della piattaforma di sviluppo Cloud IBM Bluemix, fin ad arrivare alla realizzazione di un prototipo dell’applicazione.

In questo modo, lo Startup Weekend, contribuisce all’aggregazione dei migliori talenti e fa nascere in questo modo nuove idee utili per innovare uno dei settore principali dell’economia italiana.

 

 

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Certaldo è una piccola cittadina immersa tra le colline fiorentine dove nel 1313 nacque uno tra i maggiori narratori italiani del XIV secolo: Giovanni Boccaccio, conosciuto anche per antonomasia come il Certaldese.
Proprio a Boccaccio è intitolato l’appuntamento con la rassegna di eccellenze enogastronomiche e artigianali di Toscana, in scena dal 2 al 4 ottobre prossimi.
Quest’anno, Boccaccesca, giunta alla sua XVII edizione ha il patrocinio di Expo. Per tre giorni, quindi, Certaldo sarà la capitale del gusto; nel nome di Giovanni Boccaccio, uno dei padri della lingua italiana, un’intera città celebra l’arte del buon vivere.

Certaldo_Boccaccesca.jpg
(Boccaccesca 2013; Foto: gonews)

Pertanto, Venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 ottobre a Certaldo (FI) torna Boccaccesca che, quest’anno, con il patrocinio di Expo 2015, indossa un nuovo look, ed è pronta ad accogliere non solo appassionati e addetti ai lavori, ma anche un pubblico curioso, libero di passeggiare tra i vicoli medievali del Borgo Alto e che abbia voglia di scoprire i sapori, profumi e saperi del mondo.
Quest’anno tra gli stand allestiti nel Borgo Basso, in piazza Boccaccio, per la prima volta esporranno le proprie specialità le botteghe locali: ognuna presenterà un piatto tipico, che delineerà la mappa di uno street food made in Certaldo.

Boccaccesca è una vetrina di tutto quello che ruota intorno al cibo, all’insegna della filiera corta, della sostenibilità, della valorizzazione dei prodotti tipici.
A Certaldo Alto, i produttori locali, incontreranno produttori di eccellenza provenienti dall’Italia e dall’estero.
Boccaccesca è una sintesi del buon vivere toscano, con degustazioni di prodotti tipici e vino, lezioni di cucina, laboratori ed educazione alimentare per famiglie e bambini.

Quindi, come da tradizione, l’enogastronomia sarà protagonista a Borgo Alto, dove importanti chef daranno vita a particolari show cooking, alla fine dei quali, il pubblico che avrà prenotato potrà assaggiare il piatto gourmet.

Una particolare area verrà riservata agli scambi enogastronomici fra le città gemellate con Certaldo, in particolare vi saranno: Neuruppin (Germania); Kanramachi (Giappone) Ripatransone e Cossignano (Marche) che si dedicheranno ad uno street food legato alle loro tradizioni e ai loro prodotti.

L’amministrazione comunale quest’anno ha deciso di togliere il biglietto d’ingresso a Borgo Alto, e la decisione di portare Boccaccesca anche a Borgo Basso è sicuramente un primo passo per far diventare questa festa di tutti, all’insegna di un patrimonio ricco di piaceri del gusto.

Il messaggio che va ai visitatori di Boccaccesca è: siate curiosi!

Guardatevi intorno, siate curiosi delle cose vi circondando, inebriatevi con i profumi e i colori che vi circonderanno, assaggiate tutto, anche cose che non conoscete.
Solo in questo modo potrete dire: sono stato a Boccaccesca.

 

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Un italiano su dieci è una situazione di povertà alimentare; tranquilli, abbiamo l'Expo!
Il rapporto Food poverty food bank ci mostra una situazione imbarazzante: prima di pensare all’innovazione nel cibo, dovremmo provare a far mangiare tutti.
Credo che con tutta questa voglia di evolversi tecnologicamente e a tutti i costi, anche nel food, qualche volta perdiamo di vista la reale piramide dei bisogni.
Forse prima di pensare alle uova 2.0 dovremmo risolvere qualche altro problema di fondo.
Prima di stampare il cibo in 3D o di fare qualsiasi altra cosa dovremmo provare a dare al mondo un’alimentazione completa.
In questo caso la tecnologia potrebbe fare davvero tantissimo.

poverta_alimentare.jpg
(Foto: TeamSystem Communication)

Ad oggi ci sono sei milioni di italiani che non riescono a fare un pasto regolare
.
I dati appena diffusi per l’Italia dall’indagine food poverty food bank sono tremendi: sei milioni di concittadini si trovano in un’allarmante situazione di povertà alimentare. Un italiano su 10 non può permettersi un pasto regolare.

La domanda sorge spontanea: ora che sono stati diffusi questi dati sconcertanti, di cosa dovremmo occuparci come prima cosa?
Dovremmo continuare a “sfamare” la nostra voglia di innovazione o dovremmo renderci conto che c’è un evidente squilibrio e provare a fermarlo ad ogni modo?
Basti pensare che 1,3 milioni dei complessivi sei, sono minorenni, e che dal 2007 al 2014 la quota delle famiglie in queste condizioni è passata dal 6% al 14%.
Solo per fare un paragone con alcune nazioni europee: Francia e Spagna oscillano fra il 7,4 e il 3,5%.
Credo quindi che qui da noi si possa iniziare a parlare di emergenza alimentare.
Nell’anno di Expo, però, nessuno pare abbia voglia di parlarne.

Non riusciamo neanche più a soddisfare la richiesta di pacchi alimentari messi a disposizione per i più bisognosi.
Il Fead, fondo per l’acquisto dei beni alimentari per i più bisognosi è stato dimezzato con l’ultima legge di stabilità raggiungendo la quota bassissima di 5 milioni di euro.
La cosa più triste è che ad oggi a rientrare tra le persone aventi bisogno di un pasto ci sono anche tutti coloro che si portano dietro la fastidiosissima “etichetta” di “persone normali”: nell’80% dei casi il motivo del dramma è la perdita del lavoro.

Diffonderemo i contenuti dello studio anche per incrementare il numero delle aziende che, sull’esempio di chi già lo fa oggi siano disponibili a donare alimenti non più commercializzabili, salvandoli dallo spreco e destinandoli a scopo sociale e a sostenere con contributi la nostra attività” ha detto Andrea Giussani, presidente del banco alimentare.
Parliamo ancora di volontariato, ma dovremo iniziare ad attuare una gestione intelligente, dovremmo prendere coscienza e assumerci le nostre responsabilità

Come ho scritto in un articolo in precedenza: in Francia lo spreco alimentare è diventato reato.

E da noi?
Tranquilli, abbiamo l’Expo!

Pubblicato in Il blog di AppeTeam