Cosa sta cambiando nel modo di interpretare la...
Parlare di ristorazione è facile, tutti si sentono in grado di poter dire la loro. “Ristorazione” è un termine onnicomprensivo, un termine che rappresenta un grande mondo fatto di prodotti e servizi, dove rientrano anche le mode, innovazioni logistiche, sostenibilità ambientale, grandi catene,... Leggi tutto...
Qual è la sfida del futuro per i ristoranti?
Se vi chiedessi qual è il mestiere più antico del mondo, probabilmente molti di voi penserebbero a “quello”.In realtà esiste un bisogno primario ben più impellente al quale, sin dall’antichità, gli imprenditori del passato offrivano soddisfazione: il cibo.Nell’antica Roma esisteva un luogo... Leggi tutto...
Unesco: sua maestà la pizza nella lista del...
L’Italia avrà una sola candidata nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità Unesco, candidatura, questa, atipica e ma di grande rispetto. Su proposta del Ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del ministero degli esteri, dell’Università, dell’Ambiente e dell’Economia sarà la pizza... Leggi tutto...
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Parlare di ristorazione è facile, tutti si sentono in grado di poter dire la loro.
Ristorazione” è un termine onnicomprensivo, un termine che rappresenta un grande mondo fatto di prodotti e servizi, dove rientrano anche le mode, innovazioni logistiche, sostenibilità ambientale, grandi catene, piccole imprese a gestione familiare, mense e buoni pasto.

Il “cibo” sta diventando un argomento sempre più attuale, siamo pronti davvero anche noi a sperimentare tutte le nuove tendenze alimentari?
Intanto sta cambiando il nostro modo di interpretare il cibo, e un chiaro esempio viene dal pranzo, che si è destrutturato e inizia a perdere il titolo di pasto più importante della giornata, rimpiazzato ormai dalla cena.

La FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha stilato un rapporto nel quale evidenzia di quanto stia aumentando il numero delle persone che quotidianamente pranzano fuori casa.
Oggi sono circa 12 milioni, le quali, per un terzo vanno in mensa, per un terzo pranzano dentro bar o ristoranti e un terzo preferisce restare a pranzare sul posto di lavoro.

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Il mercato della ristorazione fuori casa, che oggi vale circa 55,4 miliardi di euro ed eroga circa 6,6 miliardi di pasti, è suddiviso in due macroaree:
- la ristorazione collettiva, con una fetta di mercato pari all’11,9%, dal valore di 6,56 miliardi di euro.
- la ristorazione commerciale, con una fetta di mercato pari all’88,1% dal valore di 48,8 miliardi di euro.

Oggi in Italia, la gran parte dell’offerta della ristorazione commerciale è formata da piccole imprese, anche a gestione familiare. Sono più di 157 mila le imprese registrate come ristoranti, con un netto sorpasso sui bar (questo è un chiaro segno del cambiamento del mercato)

Se quindi le abitudini alimentari degli italiani stanno cambiando, è anche vero che per tutti coloro i quali si rivolgono alle mense è importante avere un servizio di qualità.
Pensate che tra gli utenti delle mense ci sono circa 2 milioni di bambini delle scuole elementari e materne, per i quali, il pasto più importante continua ad essere il pranzo.

Ma quale sarà la strada che prenderà la ristorazione italiana?
A cosa dobbiamo abituarci?

 

 

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Per definire le cose che contano davvero in generale usiamo degli anglicismi, in questo caso parliamo di “No show”, non mostrarsi, tirare il bidone, dare buca. Nello specifico dare buca al ristorante.
Il termine “no show” indica la bruttissima abitudine di prenotare un tavolo, indicare l’orario, specificare il numero di commensali e poi, alla fine, non presentarsi.

Possiamo affermare senza troppi giri di parole che il “no show” è probabilmente tra gli incubi peggiori del ristoratore, una vera frustrazione.

Nonostante i “no show” per i ristoratori siano davvero un incubo, è bene specificare che, come tutte le cose nella vita, non tutti i “no show” sono uguali, o meglio, non tutti nascono allo stesso modo.
La vita è imprevedibile, e non possiamo mai sapere quali ostacoli si possono frapporre tra noi e la nostra prenotazione del tavolo.
Certo, il buon senso ci dovrebbe suggerire quanto meno di avvisare per tempo il ristoratore, magari con una semplice telefonata.

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Ma la faccenda è più complicata del previsto.
Quale intervallo di tempo in linea di massima è accettato per la disdetta di una prenotazione? Un giorno prima? 4 ore prima? 20 minuti prima?
Il ristoratore in questo caso per tutelarsi cosa può fare?
Ha il diritto di chiedere i dati personali per accettarsi della reale identità della persona che prenota?

Il ristoratore di solito segue 3 possibili linee, con relativi vantaggi e svantaggi.
Quali sono?

1) In questo locale non accettiamo le prenotazioni
I vantaggi: il ristoratore si tutela, non correndo il rischio di tenere occupato un tavolo vuoto
Svantaggi: Il ristoratore “chiude le porte” ad una comitiva di amici i quali magari sono davvero intenzionati ad andare a mangiare all’interno del locale indicato.

2) Acconto cash o con addebito su carta di credito
Vantaggi: verosimilmente, versando un anticipo, la tentazione di “dare buca” al ristorante si riduce.
Svantaggi: È scomodo passare prima nel ristorante per versare l’anticipo in contanti, quindi questo potrebbe farci perdere qualche prenotazione.

3) Dotarsi di un’applicazione che gestisca le prenotazioni.
Vantaggi: il cliente prenota il tavolo, magari sfoglia anche il menù e paga, tutto comodamente con lo smartphone, in questo caso viene completamente eliminato il rischio di ricevere “buche” da parte del cliente.
Svantaggi: con un’app riservata per il tuo locale la maggior parte degli svantaggi vengono meno.
Il tuo cliente può fare tutto in autonomia, tu devi solo preoccuparti di gestire al meglio la sala.

Dopo questa mia breve spiegazione adesso ho una gran voglia di conoscere punti di vista stimolanti da parte dei ristoratori sulla questione del “no show”.
Voi avete già un’app per il vostro locale che vi consenta di gestire con comodità e sicurezza ordini e prenotazione dei tavoli?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Lo ammetto, sono un assiduo frequentatore di ristoranti, mi piace assaggiare sempre nuovi sapori e scoprire nuovi posti.
Come tutti i frequentatori del mondo della ristorazione, ogni volta che entro in un ristorante mi pongo sempre delle domande.
Ad esempio:
In un ristorante, chi comanda? La sala o la cucina?
È più importante il lavoro che si svolge in cucina o quello che si svolge in sala?
In un ristorante quanto è importante la qualità dei prodotti e quanto la professionalità di chi è costantemente a contatto con i clienti?

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La battaglia (che in realtà battaglia non dovrebbe essere) non può banalmente limitarsi al rapporto sala-cucina.
Il processo per portare un locale al successo è molto più vasto e formato da svariati elementi, tutti importanti in maniera differente.
Molti ristoratori (soprattutto quelli che sono anche gli chef del locale) commettono l’errore di dedicarsi esclusivamente alla qualità delle materie prime e quindi sui piatti che ne derivano.
Gestire con cura la sala, dato che è l’ambiente nel quale il cliente si troverà immerso, è di vitale importanza per il locale.
Il ristoratore dovrebbe capire quanto un operatore di sala possa influire positivamente sulle vendite del locale, se un cameriere sa fare bene il suo lavoro può essere anche in grado di aumentare lo scontrino medio del cliente, o ancora, lo stesso operatore di sala può lasciare al cliente un emozione positiva, tale da farlo nuovamente tornare all’interno del locale.

Partendo da questo presupposto, il discorso può, anzi deve, essere esteso alla sala intesa come ambiente fatto di muri, quadri, tavoli, tovaglie, odori e colori.
Bisogna capire che il cliente non va visto come fruitore ultimo di un pasto, ma come una persona desiderosa di vivere un’esperienza, fatta di valori, idee e filosofia.
Bisognerebbe smetterla di vedere il ristorante come un banale luogo, ma dovremmo iniziarlo a vedere come un vero e proprio brand da portare avanti, far crescere e far conoscere a tutti, il ristorante dovrebbe essere in grado di esprimere un’identità, unicità e carattere.

Penso che solo questa possa essere la strada percorribile per mettere tutto lo staff del locale in armonia, chef maitre, operatore di sala e soprattutto i clienti.

Tu cosa ne pensi?
Dall’alto della tua esperienza cosa se in grado di dire in merito?



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Al giorno d’oggi si parla spesso di spreco alimentare, molte nazioni in Europa e nel Mondo voglio affrontare sempre più seriamente questo argomento.
Ne è un esempio la Francia che oramai è prossima all’introduzione della legge del reato alimentare, e sempre in Francia e già scattato l’obbligo di utilizzare la doggy bag nei ristoranti. ( di questo ne abbiamo già parlato qui ).

Sulla scia dello spreco alimentare, ad Amsterdam è nato Instock, il primo ristorante a “spreco zero”, il cui menù è interamente preparato con gli avanzi dei supermercati.

I dipendenti di Albert Heijn (principale catena della grande distribuzione olandese) erano stanchi di vedere il cibo gettato nella spazzatura solo perché prossimo alla data di scadenza o cibo invenduto per motivi estetici. Oggi Instok ha avuto una risposta da parte del pubblico davvero tanto entusiasta.

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Tutti i giorni il furgoncino elettrico di Instock fa il giro dei supermercati della catena raccogliendo tutti i prodotti ancora in regola che stanno per essere buttati.

Lo chef del ristorante Instock, resterà all’oscuro degli ingredienti che utilizzerà per comporre il menù fino al rientro dello stesso furgoncino. Per questo allo chef viene richiesto un notevole sforzo di creatività per preparare le tre portate del ristorante.

Le scorte di cibo vengono influenzate da diversi fattori, ad esempio dal clima.
Se ad Amsterdam il periodo è piovoso, molto probabilmente i supermercati avranno un eccesso di carne invenduta, e invece di buttarla, dato che è perfettamente commestibile, viene consegnata ai fattorini di Instock, che a loro volta la consegneranno allo chef per essere preparata.

All’inizio Instock venne pensato come un ristorante temporaneo, oggi il locale è aperto stabilmente ad Amsterdam, dopo i primi 12 mesi di gestione sperimentale.

Il ristorante pur restando di proprietà del colosso della grande distribuzione Albert Heijn, viene gestito da 4 amici che a loro volta sono dipendenti della catena di distribuzione. Diventando così dipendenti/imprenditori.

L’esempio di questo ristorante di Amsterdam secondo me non dovrebbe passare inosservato, potrebbe essere un ulteriore modo per evitare di sprecare il cibo.

Nel vostro ristorante cosa fare per evitare di sprecare il cibo?
Proponete ai vostri clienti l’utilizzo delle doggy bag?

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Il modo di pensare e di vivere il cinema si evolve sempre di più.
Dopo il primo cinema con i letti d'Italia, arriva a Milano il primo cinema-ristorante della Penisola, tutto un nuovo modo per vivere il grande schermo.

Il cinema Anteo si prepara a vivere una vera e propria rivoluzione grazie ad un investimento di 4 milioni di euro: caffè letterario, sushi bar, 10 sale, due arene estive e una saletta da 20 posti per gustarsi il film a tavola.
Il comune di Milano ha concesso gli spazi necessari per realizzare un vero e proprio “palazzo del cinema”. Questo spazio sarà utile anche per ospitare incontri, laboratori e percorso didattici.

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Milano avrà un palazzo dedicato al cinema, il palazzo, è stato ricavato dopo l’ampliamento di una delle sale storiche della città, il cinema “Anteo”.
Il nuovo palazzo del cinema ospiterà 10 sale (quelle attuali sono 4), una sala cinema da 20 posti con servizio ristorante, questo tipo di sala cinema, con servizio ristorante annesso, sarà la prima in Italia, un caffè letterario, un sushi bar, due arene estive per il cinema all’aperto durante i periodi estivi.

Un vero e proprio cinema ristorante o ristorante cinema, senza poltrone e camerieri in sala, ma una sala dove mangiare seduti a tavola. Non è ancora stata scelta la tipologia di tavoli, non si sa ancora se ci saranno tavoli lunghi da condividere, per chiacchierare e socializzare, o tavoli più piccoli.

Il progetto prevede l’ampliamento dell’Anteo in alcuni spazi sella scuola che si trova nello stesso palazzo

Il lavori per la realizzazione del primo cine-ristorante in Italia partiranno a fine giugno e dovrebbero ultimarsi a settembre 2017.
Tranquilli, l’Anteo non chiuderà durante questo periodo.

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Siete persone che, quando è possibile, frequentano ristoranti? Avete per caso anche dei bambini?
Dovreste sapere che le due cose non vanno proprio d’accordo. Noi di AppeTeam abbiamo parlato di questo argomento qualche giorno fa.

Oggi, a balzare agli onori della cronaca è il proprietario del ristoranteLa fraschetta del pesce” di Casalbertone, poco fuori Roma.
Perché è balzato agli onori della cronaca?
Il ristoratore in questione, ha esposto all’ingresso del suo ristorante un cartello che recita: “A causa di episodi spiacevoli dovuti alla mancanza di educazione, in questo locale NON È GRADITA la presenza di bambini minori di 5 anni, nonché l’ingresso di passeggini e/o seggioloni per motivi di spazio. Certi della vostra comprensione, si ringrazia anticipatamente la gentilissima Clientela. Il Comandante.

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Certo, signor “Comandante” questo è un messaggio che fa discutere.
Il caso infatti, è diventato subito popolarissimo sul web, approdando in poche ore sui siti della stampa nazionale.
D'altronde però, come recitava Oscar Wilde: “Non importa che se ne parli bene o se ne parli male, l’importante è che se ne parli.” 

In ogni caso il proprietario di questo ristorante ci tiene a chiarire che lui non ce l’ha con i bambini, ma con i genitori che non sanno educare i proprio figli. “Quando andavo da bambino al ristorante con mio papà, lui mi diceva “Stai buono, se ti muovi ti spacco le gambe”. Oggi invece i bambini fanno un casino. E poi per i passeggini non ho proprio spazio. È proprio una questione materiale, questi passeggini sembrano tutti Suv, occupano un sacco di posti. Tanti miei colleghi hanno lo stesso problema ma non il coraggio di dirlo. Io invece sono uscito allo scoperto. Tante volte mi è capitato di richiamare i genitori che avevano letteralmente abbandonato i propri figli all’interno del locale“.

Ecco, il problema è sempre lo stesso, la maleducazione dei genitori!

Questo gesto discutibile, fatto da questo ristoratore, sul web non è stato solo criticato, c’è anche chi appoggia questa azione:
“Splendida l’iniziativa di non accettare bambini piccoli con pappette, piagnistei e tutto quello che ne consegue“.
Voi cosa ne pensate?

In questo caso mi farebbe piacere avere l’opiinione di ristoratori e genitori

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Diversi mesi fa abbiamo parlato dell’introduzione del reato alimentare in Francia, ad oggi manca solo il passaggio al Senato per far entrare ufficialmente in vigore questa legge che riguarderà i supermercati di grandi dimensioni.
Nel frattempo, sempre in Francia, è scattato l’obbligo di utilizzare la doggy bag nei ristoranti.

E invece in Italia?
Noi italiani siamo stati tra i primi a muoverci, ma la situazione ad oggi resta critica.

Lo spreco alimentare in Italia raggiunge cifre altissime, secondo Last Minute Market, in Italia sprechiamo circa otto miliardi di euro di cibo l’anno.
Non stiamo facendo granché per arginare questo fenomeno ormai con numeri allarmanti.
Ci siamo fermati alla legge chiamata “del buon samaritano”, la n.155 del 2003 che riguarda il recupero e la ridistribuzione degli alimenti invenduti.
In Europa siamo stati tra i primi ad introdurre questa legge che per molti ha prodotto buoni risultati, per altri invece, è ancora fortemente limitata da vincoli burocratici.
Come sempre, anche in questo caso, abbiamo intrapreso un percorso prima di tanti altri ma poi ci siamo fermati per via di un’implementazione troppo blanda o addirittura, al contrario, eccessivamente fiscale.

In ogni caso, la situazione nel nostro Paese resta critica, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina sostiene che si potrebbero facilmente recuperare almeno due miliardi di euro di cibo ogni anno, spingendo la redistribuzione delle eccedenze fino ad un milione di tonnellate contro le attuali 500mila.

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Cosa bisogna fare allora? Quali modelli potremmo seguire per evitare o almeno limitare questa situazione paradossale?

La doggy bag obbligatoria nei ristoranti
In Francia, a partire dal primo gennaio 2016, la doggy bag è diventata obbligatoria nei ristoranti che servono più di 180 pasti al giorno.
Questo è un bellissimo passo che va a conferma della lotta contro lo spreco alimentare che hanno intrapreso i cugini d’Oltralpe.

In Italia?
Quando diventerà obbligatoria anche da noi la doggy bag nei ristoranti?
Credo che da noi prima di arrivare a parlare dell’utilizzo della doggy bag nei ristoranti, dovremmo dimenticarci di qualche pregiudizio culturale.
Secondo la coldiretti, il 25% degli italiani ritiene ancora che chiedere al ristoratore un contenitore per portare via il cibo che abbiamo pagato ma non abbiamo mangiato sia da maleducati, o addirittura un atteggiamento volgare.
Invece, lasciare il cibo nel piatto e destinarlo di conseguenza alla spazzatura mentre 4 milioni di persone solo in Italia non hanno da mangiare, non è un atteggiamento volgare o da maleducati?

Mi farebbe dqavvero piacere leggere l'opinione di voi ristoratori, siete favorevoli all'utilizzo della doggy bag?
Ricordate ai vostri clienti che qualora volessero sono liberi di portare via il cibo che non hanno consumato?

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L’ultima volta abbiamo descritto quali sono le strategie ideali per accogliere le famiglie nel vostro ristorante.
Sappiamo anche che fino ad oggi le strategie dei ristoratori avevano il fine di aumentare il numero dei coperti, magari riservando una minore attenzione a tutti quei clienti che si presentavano all’interno del locale da soli.
Oggi possiamo dire che i tempi sono cambiati e di conseguenza è cambiata la società e con essa evolve, cambia e migliora anche il settore della ristorazione.

Sono sempre di più le persone che preferiscono andare a mangiare fuori da sole, a Stoccolma, Milano, Parigi e New York, si stima addirittura che oltre la metà dei locali ospiti persone sole.
A Londra la proporzione è di un terzo.
Questi numeri sono destinati ad aumentare nei prossimi anni, di conseguenza saranno sempre di più le persone che pranzano o cenano da sole nei ristoranti.

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Voi come considerate i clienti che mangiano da soli all’interno del vostro locale?
Vedete i clienti soli come un’opportunità commerciale?
Se secondo voi i clienti che giungono nel vostro locale da soli non sono un’opportunità qui di seguito vi elenco qualche consiglio per trarre profitto anche da questo tipo di cliente.

Perché sono importanti per il vostro locale i clienti che mangiano da soli?
- Ci consente di guadagnare profitto anche da piccoli spazi.
- È più facile da fidelizzare
- I benefici si vedono in minor tempo.

Cosa dovete offrire per soddisfare i clienti che mangiano da soli?

1) Rapidità del sercvizio:
Per preparare i piatti dei clienti che mangiano da soli in genere ci vuole un tempo minore rispetto a tavolate di più persone, questo però non è assolutamente un buon motivo per far slittare il cliente solo in secondo piano. Anzi, fate in modo che i cameriere forniscano un servizio rapido proprio ai clienti soli.

2) WiFi:
Anche se può sembrare piuttosto scontato, al giorno d’oggi offrire una buona connessione ad internet è importante.
Il più delle volte i clienti che vengono a mangiare da voi da soli portano con sé smartphone, tablet o pc, soprattutto se sono professionisti in pausa pranzo. Apprezzeranno di sicuro il fatto di poter continuare ad utilizzare i loro dispositivi anche all’interno del vostro locale.

3) Offerte:
L’obbiettivo di tutti i ristoratori è quello di fidelizzare i clienti.
Come abbiamo detto in precedenza, fidelizzare un cliente solo è più semplice che fidelizzare una comitiva di persone.
Come potete fidelizzare il cliente?
Ad esempio, oltre alle strategie descritte in precedenza, potete fare delle offerte riservate a clienti soli.

4) Collocazione adeguata: 
Riservate dei tavolini per i clienti che verranno a mangiare da voi da soli, evitate di metterli al centro di tavoli molto grandi o accanto ai servizi igienici.
Sfruttate gli angoli più intimi del vostro locale o gli spazi vicino alle finestre.
Ancora meglio se lasciate che sia il vostro cliente a scegliere il posto dove accomodarsi, tra vari spazi disponibili che voi gli avete proposto.

Ricordate comunque che il cliente che entra nel vostro locale da solo, solitamente lo fa perché gli fa piacere e non perché sono influenzati da altre persone.
È sicuramente un gesto di riconoscenza nei confronti del vostro ristorante e del vostro lavoro.
Se applicherete le strategie descritte prima, i vostri clienti saranno sempre più soddisfatti.
Vi pare un buon modo per aumentare il fatturato?

Voi accogliete nel vostro locale clienti soli o siete più inclini ad accettare grosse tavolate?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Ieri abbiamo parlato delle strategie online da adottare per portare un ristorante al successo.  Ma per avere un progetto vincente, è importante eseguire un’indagine esterna molto approfondita.
Una ricerca portata avanti dalla Michigan University e dalla Cornell University ci dimostra che un ristorante su quattro chiude entro i primi 12 mesi di attività.

Quali sono i principali fattori negativi da valutare quando decidiamo di aprire un ristorante?
Sicuramente possono influenzare in modo negativo il nostro locale una location poco consona ad un ristorante, la concorrenza e l’inesperienza.

È importantissimo quindi, prima di aprire un ristorante, fare un’analisi di tutti i fattori che possono concorrere al successo o all’insuccesso dello stesso.
Ecco tre consigli che probabilmente vi aiuteranno ad avviare il vostro locale nel modo più opportuno.

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La vostra attività a quale pubblico si rivolge?
Come per tutte le cose, anche per avviare un ristorante, è importantissimo per prima cosa decidere un pubblico di riferimento.
È meglio concentrarsi su una fetta specifica di mercato, piuttosto che avere tanti clienti senza però riuscire a soddisfarne nessuno.
Quando dico che dovete scegliere un pubblico di riferimento, dovete anche pensare ad uno stato socio economico della futura clientela.
A quale consumatore tipo volete rivolgervi? Quali devono essere gli interessi del vostro pubblico?
Se ad esempio il vostro ristorante sarà di tipo gastronomico, dovete pensare che i vostri clienti dovranno avere un elevato potere d’acquisto. Invece se pensate di aprire un ristorante tradizionale a menù fisso giornaliero, la vostra clientela tipo avrà senza dubbi un budget più ristretto

Prestate molta attenzione alle scelta della location:
La location è sicuramente un fattore chiave da considerare quando decidiamo di aprire un ristorante. Una location è in grado di determinare il successo o l’insuccesso della nostra attività.
I posti migliori?
Sicuramente l’ideale sarebbe aprire un ristorante in una zonafrequentata, magari che sia facilmente accessibile, che possa offrire un ampio parcheggio e magari vicino ad una fermata della metropolitana. Sicuramente è preferibile evitare di aprire un ristorante in zone di shopping o in ambienti che hanno già attività di ristorazione avviate.

Temete la concorrenza? Sicuramente vi conviene analizzarla.
Analizzare la concorrenza vi aiuterà a differenziarvi, è fondamentale riuscire a rendere il vostro ristorante un posto unico, in questo modo è più probabile che i consumatori scelgano la vostra offerta piuttosto di un’altra.
Ricordateci che i clienti sono costantemente alla ricerca di qualcosa di diverso, offrite valore aggiunto, e non abbiate paura di essere innovativi.
Provate per esempio ad aprire un locale a tema o a specializzarvi nella cucina di un determinato Paese.
In ogni caso assicuratevi che i vostri clienti possano vivere un’esperienza indimenticabile da voi, questo sicuramente vi darà vantaggio rispetto a tutti ii vostri rivali.

Ricordate bene che al giorno d’oggi mangiare bene non basta più per fidelizzare i clienti, il consumatore è sempre più esigente e cerca sempre cose originali, imparate a differenziarvi.
Un bravo chef è molto importante per il vostro ristorante, ma non dimenticate che spesso la differenza la fanno altri fattori.

Come avete portate il vostro ristorante al successo?
Mi farebbe piacere se voi possiate condividere la vostra esperienza con noi.

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Negli ultimi mesi mi è capitato di parlare con molte persone che lavorano o che hanno investito nel mondo della ristorazione, bene o male tutti volevano sapere in che modo potevano utilizzare i social network per promuovere il loro locale sul territorio al fine di incrementare le vendite e fidelizzare i clienti.
Domande come queste sono davvero molto frequenti tra i gestori dei locali presenti su internet, i quali, nonostante gli sforzi, ancora non sono riusciti ad ottenere i risultati che auspicavano.
Oggi ho deciso di rispondere pubblicamente a chi mi ha rivolto queste domande, ma anche a chi non lo ha fatto, perché penso che comunque possa tornare utile.

Il successo della vostra attività sul web è legato a numerosissime variabili, ma alcuni punti chiave possono davvero fare la differenza nell’utilizzo dei social network come un’efficace strumento di vendita.
Per avere buoni risultati dovete dedicarvi a questi aspetti con pazienza e regolarità.

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Ecco i punti chiavi da seguire:

1) Scegliete il vostro social network di riferimento in maniera strategica:
Avere un account su tutti i social network non significa avere successo.
È di fondamentale importanza stabilire un community di riferimento sulla quale concentrare tutti i vostri sforzi.
Alcuni social network potrebbero corrispondere ai vostri obbiettivi meglio di altri per via dei loro differenti meccanismi di interazione.
I social più usati nel settore della ristorazione sono:
- Facebook:
Facebook è il social network più diffuso e quello con il maggior numero di utenti, di conseguenza è il social che vi offre il maggior numero di possibilità di interazione con gli utenti.
Per avere successo su questo social, non basta però aprire una pagina e inserire tutte le informazioni del vostro locale.
Su Facebook dovete creare una community, e per farlo è necessario pubblicare contenuti di varia natura in modo da far interagire gli utenti che vi seguono.
Un esempio?
L’esempio più banale che mi viene in mente è quello di pubblicare le foto dei vostri piatti e chiedere agli utenti di votarli con i “mi piace”; o ancora, potete lanciare una gara tra gli utenti per inventare un nuovo piatto, e chi vincerà potrà scegliere il nome del piatto stesso.
In ogni caso, però, scegliete con attenzione i vostri contenuti in base al target di riferimento, non tutto va bene per tutti!

- Instagram:
Instagram è il social network che viene utilizzato per pubblicare fotografie (e da poco anche brevi video) dei vostri prodotti.
Se avete intenzione di focalizzarvi su questo social network mostrate al pubblico il “dietro le quinte” del vostro locale, fate vedere ai vostri clienti l’attività dello staff, le materie prime utilizzate, il percorso che porta alla creazione di un piatto.

- Twitter:
Twitter è il social network perfetto per far comunicare i clienti in tempo reale.
Proprio per la sua immediatezza, twitter, vi permette di avvisare i vostri follower riguardo le vostre attività quotidiane.
Potete anche lanciare un hashtag in real time in modo tale da far interagire tutti i clienti all’interno e all’esterno della vostra struttura.

- Periscope
Periscope è la nuova applicazione lanciata da Twitter, con Periscope potete fare le dirette del vostro locale semplicemente con uno smartphone.
Infatti questa applicazione vi da la possibilità di trasmettere in diretta una serata che avete organizzato in modo da farla vedere a tutti i vostri follower.
Conoscete un modo migliore per far vedere ai vostri cliente che nel vostro locale ci si diverte alla grande?

2) Ad ogni social il suo post.
Il modo di utilizzo e gli utenti variano da social a social.
Molte volte può sembrare vantaggioso pubblicare lo stesso post su tutti i social, questa nella maggior parte dei casi può essere una strategia errata in termini di marketing per il vostro ristorante.
Anche gli orari di pubblicazione e la regolarità varia a seconda del social utilizzato.
Quindi vi conviene editare post diversi a seconda del social sui quali li pubblicherete.

3) Rivolgete più attenzione possibile ai vostri clienti.
Sui social network è preferibile rispondere a tutti i clienti, indipendentemente se si tratta di commenti pubblici o messaggi privati, e vi conviene rispondere anche in tempi abbastanza veloci.
Questo genera fiducia da parte dell’utente e mostra il vostro impegno nel marketing del vostro locale.

4) Coinvolgete lo staff
La promozione inizia all’interno del vostro locale.
Invogliate i vostri collaboratori a creare profili personali sui quali andare a condividere i contenuti delle pagine del vostro ristorante in modo da coinvolgerli in modo attivo e partecipativo.
Questo è sicuramente un ottimo modo per mostrare al pubblico un’immagine armonica del vostro ristorante.

In ogni caso, ricordate che gli elementi fondamentali per l’utilizzo dei social a scopo di marketing sono la regolarità e la pianificazione.
Fissate obbiettivi chiari per ciascun social che avete intenzione di utilizzare, definite le strategie di condivisione dei contenuti.

Quali social utilizzate per il vostro locale?
Siete pronti per far partire una vostra attività di marketing online?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam