Cosa sta cambiando nel modo di interpretare la...
Parlare di ristorazione è facile, tutti si sentono in grado di poter dire la loro. “Ristorazione” è un termine onnicomprensivo, un termine che rappresenta un grande mondo fatto di prodotti e servizi, dove rientrano anche le mode, innovazioni logistiche, sostenibilità ambientale, grandi catene,... Leggi tutto...
Qual è la sfida del futuro per i ristoranti?
Se vi chiedessi qual è il mestiere più antico del mondo, probabilmente molti di voi penserebbero a “quello”.In realtà esiste un bisogno primario ben più impellente al quale, sin dall’antichità, gli imprenditori del passato offrivano soddisfazione: il cibo.Nell’antica Roma esisteva un luogo... Leggi tutto...
Unesco: sua maestà la pizza nella lista del...
L’Italia avrà una sola candidata nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità Unesco, candidatura, questa, atipica e ma di grande rispetto. Su proposta del Ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del ministero degli esteri, dell’Università, dell’Ambiente e dell’Economia sarà la pizza... Leggi tutto...
prev
next

Parlare di ristorazione è facile, tutti si sentono in grado di poter dire la loro.
Ristorazione” è un termine onnicomprensivo, un termine che rappresenta un grande mondo fatto di prodotti e servizi, dove rientrano anche le mode, innovazioni logistiche, sostenibilità ambientale, grandi catene, piccole imprese a gestione familiare, mense e buoni pasto.

Il “cibo” sta diventando un argomento sempre più attuale, siamo pronti davvero anche noi a sperimentare tutte le nuove tendenze alimentari?
Intanto sta cambiando il nostro modo di interpretare il cibo, e un chiaro esempio viene dal pranzo, che si è destrutturato e inizia a perdere il titolo di pasto più importante della giornata, rimpiazzato ormai dalla cena.

La FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha stilato un rapporto nel quale evidenzia di quanto stia aumentando il numero delle persone che quotidianamente pranzano fuori casa.
Oggi sono circa 12 milioni, le quali, per un terzo vanno in mensa, per un terzo pranzano dentro bar o ristoranti e un terzo preferisce restare a pranzare sul posto di lavoro.

ristoratore.png

Il mercato della ristorazione fuori casa, che oggi vale circa 55,4 miliardi di euro ed eroga circa 6,6 miliardi di pasti, è suddiviso in due macroaree:
- la ristorazione collettiva, con una fetta di mercato pari all’11,9%, dal valore di 6,56 miliardi di euro.
- la ristorazione commerciale, con una fetta di mercato pari all’88,1% dal valore di 48,8 miliardi di euro.

Oggi in Italia, la gran parte dell’offerta della ristorazione commerciale è formata da piccole imprese, anche a gestione familiare. Sono più di 157 mila le imprese registrate come ristoranti, con un netto sorpasso sui bar (questo è un chiaro segno del cambiamento del mercato)

Se quindi le abitudini alimentari degli italiani stanno cambiando, è anche vero che per tutti coloro i quali si rivolgono alle mense è importante avere un servizio di qualità.
Pensate che tra gli utenti delle mense ci sono circa 2 milioni di bambini delle scuole elementari e materne, per i quali, il pasto più importante continua ad essere il pranzo.

Ma quale sarà la strada che prenderà la ristorazione italiana?
A cosa dobbiamo abituarci?

 

 

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Questo periodo per la ristorazione italiana è abbastanza florido.
Si prevede per i prossimi cinque anni una crescita del settore, il giro d’affari della ristorazione aumenterà circa del 2,6% fino al 2018.
Si pensa, infatti, che questo settore arriverà a toccare un fatturato annuo di 25 miliardi di euro, e quindi è un business che potrà offrire molte opportunità e inoltre genererà valore per le aziende che investono sul nostro territorio.
A fronte di un aumento del giro d’affari, il consumo delle famiglie per i pasti e le consumazioni fuori casa è in calo dal 2011, ed è previsto calare ulteriormente anche nei prossimi anni.
Questo indica chiaramente che le famiglie spendono di meno, e continueranno a spendere meno, passando da una spesa media di 934€ l’anno nel 2014 a 913€ nel 2018.
Di contro il numero delle famiglie italiane è in crescita costante; dal 2014 al 2018 è previsto un aumento del 4,8%.
L’evoluzione del modello di consumo è diversa però nei vari contesti territoriali in cui si articola la nostra penisola.
Un’analisi condotta da DGM Consulting, dimostra che già a livello regionale ci sono diverse dinamiche sia per l’attuale volume d’affari che per i trend evolutivi.

ristorazione_italia.jpg

Il nord, ad oggi, copre il 61,5% di quota di mercato del settore, le regioni del centro costituiscono il 21,5%, mentre il sud e le isole il 17%.
Leggendo questi dati possiamo capire che la crescita nazionale della ristorazione, sarà fortemente trainata fondamentalmente da 5 regioni: Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Regioni nelle quali la spesa media familiare nel settore è maggiore rispetto al resto d’Italia.

Saranno contenti i ristoratori della Lombardia di sapere che proprio la loro regione porterà maggiori introiti al comparto, rappresentando oltre il 20% del fatturato totale, quasi il doppio del Lazio che si piazza al secondo posto.
Analizzando con attenzione il territorio italiano, ci troveremo di fronte a delle sorprese.
Il Trentino, ad esempio, presenterà molte opportunità di sviluppo nei prossimi anni, con una quota di mercato moderata rispetto alla media nazionale, questa regione mostrerà la più elevata crescita percentuale del settore,

Oltre a leggere con attenzione questi dati, sarà fondamentale, per le aziende che decidono di investire nel settore della ristorazione, leggere anche le leve che lo influenzano e lo influenzeranno, per poter scegliere le strategie di natura commerciale più adeguate.
Ad esempio:
è meglio puntare sull’acquisizione di nuovi clienti o lavorare sulla massimizzazione della marginalità dei clienti attuali?
Il territorio è in crescita in merito all’aumento al numero dei clienti o per spesa media pro capite?

Tutti coloro che volessero investire nella ristorazione nei prossimi anni, dovranno obbligatoriamente rivolgere uno sguardo anche al futuro del settore, di conseguenza, l’orizzonte temporale di analisi deve essere a medio-lungo termine.
È proprio la comparazione fra l’analisi del presente e ciò che succederà in futuro che permette di cogliere le migliori opportunità.
È quindi necessario individuare tutte le differenze che interverranno da qui ai prossimi anni.

Stai pensando di avviare un’attività di ristorazione?
Hai fatto un’analisi dettagliata del territorio in cui hai deciso di avviare la tua attività?
Quali sono i risultati.

Pubblicato in Il blog di AppeTeam
Giovedì, 03 Dicembre 2015 09:39

A Milano ristorazione fa rima con innovazione

A Milano ristorazione fa rima con innovazione
Un libro ci descrive tutti cambiamenti del mondo della ristorazione nel capoluogo lombardo. 
Il libro, dal titolo “Innovare nella ristorazione”, ci racconta cosa sta succedendo a Milano
Prendendo in considerazione l’orto vicino al Naviglio, la tecnologia in cucina, il menù con il vapore, gli autori Alessandro Coltro e Jessica Malfatto ci fanno capire come stanno cambiando i ristoranti di Milano.
Alessandro Coltro e Jessica Malfatto, hanno esaminato i ristoranti di Milano, nel periodo della loro massima espressione: durante l’Expo, periodo nel quale la ristorazione italiana ha vissuto un momento di rivalsa, dovuto soprattutto al tema importante dell’Expo.
Le domande alle quali il libro vuole rispondere sono le più disparate: Come si può esprimere la propria creatività all’interno di un ristorante? Quali sono i locali più innovativi di Milano, la città che quest’anno ha accolto Expo? Le tecnologie e il web come stanno cambiando il mondo dei ristoranti? Cosa ci si deve aspettare per il futuro da questo settore?
L’idea di questo libro è nata dalla voglia di fare un viaggio alla scoperta dei ristoranti più innovativi di Milano, per avere l’occasione di osservare il mondo della ristorazione in prima persona, in un modo che non ha nulla a che fare con la tematica culinaria. Gli autori del libro avevano voglia di incontrare i protagonisti di questa “rivoluzione nella ristorazione” che sta avvenendo nei giorni nostri. 
Oggi il ristorante è guidato da un vero e proprio imprenditore, che deve essere capace di guardare oltre, cogliendo stimoli provenienti anche da altri Paesi. Magari anche osando un po’ di più.


Innovazione_nella_ristorazione.jpg
(Foto: copertina libro Innovare nella ristorazione)

Quali sono le principale innovazioni nel mondo della ristorazione milanese?

Il ristorante con l’orto.

L’Osteria del Tubetto, sui Navigli, è un ristorante che nasce in un particolare contesto ambientale, è il punto d’incontro tra la città e quello che resta della campagna.
I proprietari di questo ristorante coltivano un piccolo orto, che ha un grande valore simbolico.
L’orto, appunto, sta ad indicare proprio quella che è la mission del ristorante: la volontà di seguire le stagioni e di conseguenza proporre un menù solo in base a quello che c’è e non a quello che lo chef vorrebbe ci fosse.

La cucina a vapore.

Secondo lo chef di That’s Vapore, la cucina a vapore spesso è accostata erroneamente alla classica “cucina da ospedale”, ma lui ci tiene a sottolineare che non è affatto così, loro attraverso la proposta di piatti particolari, abbinati anche ad ingredienti diversi vogliono sfatare questo mito.
Per riuscire a fare questo si sono resi conto che dovevano incuriosire e allo stesso modo interessare le persone, per questo motivo il loro menù è composto da piatti molto diversi tra loro e spaziano dalla cucina francese fino ad arrivare alla cucina orientale.

Vetrina per giovani emergenti.

Un altro locale preso in considerazione dal libro è il Bys.
Come si legge sul sito dello stesso locale, il Bys ha l’ambizione di unire il mondo dell’arte con quello della cucina, in un continuo scambio di sinergie e contaminazioni.
I titolari di questo locale permettono a giovani artisti emergenti di esporre all’interno le loro opera in maniera gratuita.
Le esposizioni cambiano ciclicamente, per un periodo restano all’interno del Bys in conto vendita e il locale si trasforma in questo modo in una vetrina.
Inoltre sono stati anche proposti all’interno spettacoli teatrali, cabaret e spettacoli con musica dal vivo.
Spesso il menù proposto dal locale combacia con l’evento organizzato all’interno in modo tale da creare una continuità tra cibo e ambiente circostante.

Queste sono solo alcune delle innovazioni che stiamo vivendo nel mondo della ristorazione.
Ormai, che i ristoranti si debbano adeguare al cambiamento della società è un dato di fatto.
Voi come vi state muovendo su questo fronte?
Quali altre proposte di innovazione per la ristorazione avete?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam
Martedì, 24 Novembre 2015 11:49

Come scegliere un ristornate in base al menù?

Ogni anno aprono sempre più ristoranti, a dimostrazione del fatto che quello della ristorazione è un trend che non mostra assolutamente segni di cedimento.
Una così ampia scelta di posti nei quali è possibile  assaggiare del buon cibo, può creare non pochi problemi al consumatore finale, che sempre più indeciso, non sa mai a quali parametri affidarsi per capire a colpo d’occhio se un ristorante sia consigliabile o meno.
Noi consumatori abbiamo a disposizione recensioni, premi e guide per conoscere i locali. Tutti ottimi strumenti per valutare un ristorante, specie se le recensioni sono scritte da una penna importante, ma a quali parametri possiamo affidarci per decidere se realmente vale la pena entrare in un ristorante o no?

menu_RISTORANTE.png

Design del menù e linguaggio ricercato.
A un menù ricco di elementi grafici, in genere si preferisce qualcosa di più semplice, un menù scritto su un foglio di carta, può mostrare la volontà del ristoratore di cambiare in piatti in base a ciò di cui dispone.
Insomma, benvenuto menù del giorno.
Inoltre, sempre più spesso, leggiamo sul menù “trionfi e letti di; avvolgimenti in” e cose di questo genere.
Non sarebbe più appropriato un lessico semplice che sia in grado di descrivere il piatto realmente per ciò che è?
Un lessico ricercato non lo salverà da sapori incerti.

Vasta scelta di piatti.
Le dimensioni del menù contano.
Un menù con una ventina di piatti evidenzia una cura del dettaglio, e probabilmente, la cucina non andrà in crisi quando si trova sommersa dagli ordini.

Controllo finale
Combinando i diversi fattori sopra elencati con una ricerca sullo chef e sul ristoratore, la capienza e del locale e la media dei prezzi, potremmo trovarci meno spesso ad affrontare spiacevoli avventure gastronomiche.

Ora bisogna chiedersi, basterà solo questo per scegliere un buon ristornate a colpo d’occhio?
Alla fine, il giudice in appellabile sarà il palato.

Voi, per esempio, leggendo solo il menù, da cosa intuite se quel determinato locale sarà in grado di suscitarvi emozioni?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Agriturismi, home-restaurant e chi più ne ha più ne metta: l’offerta food & beverage classica, dal ristorante fino al chioschetto sulla spiaggia, è costretta, sempre più di frequente, a confrontarsi con una concorrenza che ormai usa molteplici armi.
Come ultima cosa i droni, già, perché presto potrebbero essere proprio questi “strani” apparecchi a prendere le redini del servizio a domicilio offerto dai ristoranti.

Il presidente della Fipe, Lino Stoppani, ritiene che ci sia un eccesso di offerta nel settore della ristorazione.
Fa notare lo stesso Stoppani che l’Italia ha un densità imprenditoriale che supera del 40% la media europea.
Nell’Unione Europea fanno meglio di noi, in termini di densità di pubblici esercizi, solo il Portogallo, la Grecia e la Spagna.

ristorazione_facile_da_dire_difficle_da_fare.jpg

Il problema della ristorazione nel nostro belpaese, è che in questo settore, purtroppo, c’è molta improvvisazione, invece il ristoratore dovrebbe essere un lavoro che richiede requisiti di etica, responsabilità e capacità imprenditoriale che non tutti hanno.

I numeri parlano chiaro: negli ultimi 5 anni hanno chiuso circa 50mila imprese operanti in questo settore, mandando in fumo quasi 8 miliardi di euro.

Prima di aprire un’attività che opera nel campo del food&beverage bisognerebbe fare una dettagliata analisi, e bisogna preparare un piano imprenditoriale a lungo termine.
Tutti, o la maggior parte, pensano che sia facile aprire un ristorante.
I numeri, però, dicono l’esatto contrario: ristorazione, facile da dire difficile da fare

Pubblicato in Il blog di AppeTeam
Giovedì, 05 Novembre 2015 10:17

Tutti i numeri della ristorazione in Italia

Come è suddiviso il mercato del food in Italia?
Il mercato totale dei consumi alimentari in Italia vale circa 223 miliardi di euro, 10,4 miliardi di euro quello della ristorazione organizzata.
No, non stiamo dando i numeri. Questo è il risultato emerso da una ricerca realizzata da Tradelab.
La ricerca effettuata da Tradelab fa capire chiaramente che quello italiano è il terzo mercato in Europa in termini di ristorazione, ed ha ancora ampi margini di crescita legati ai cambiamenti socio-demografici (aumento delle famiglie senza figli; dei single e dell’occupazione femminile).
Il nuovo stile di vita assunto dagli italiani ha reso il consumo fuori casa un bene quasi essenziale.

ristorazione_in_italia.jpg

Il consumo di cibo fuori casa può arrivare ad una media di 34 volte al mese per i giovani fino a 34 anni, principali fruitori di questo mercato.
I consumi domestici di alimenti ammontano a 151 miliardi di euro, mente la componente dei consumi fuori casa vale 72 miliardi di euro (il 32% mentre negli anni “70 era del 12%).

In Italia i ristoranti sono circa 110mila, questo è il segmento più importante per la nostra economia: vale 33 miliardi di euro e se considerassimo anche i circa 31.000 take-away il dato arriva a 36 miliardi di euro.
I bar, quasi 130.000, hanno un volume d’affari che gira intorno ai 20 miliardi di euro, mentre la ristorazione organizzata in Italia vale 10,4 miliardi di euro.
La fetta più grande di questa torta è della ristorazione collettiva, mentre bar e ristoranti sviluppati a catena (ristorazione commerciale), anche se in costante crescita, hanno un ruolo ancora inferiore a quello raggiunto in altri mercati europei o internazionali.

Il locale più frequentato dagli italiani quando sono fuori casa è la pizzeria con una spesa sotto ai 30€.
Di fatti, l’unica cosa che non cambierà mai e che resta l’elemento preferenziale nella mente del consumatore è la costante scelta del locale in base al rapporto qualità prezzo.

Una cosa è certa, per restare al passo con la ristorazione europea dobbiamo dare un tocco in più ai locali nostrani, dobbiamo guardare sempre di più al futuro (innovazione; tecnologia; social) pur rimanendo attaccati alle nostre tradizioni culinarie che il mondo intero ci invidia.

Siamo pronti per far questo grande salto nella ristorazione 2.0 prima che sia troppo tardi?

Pubblicato in Il blog di AppeTeam
Lunedì, 19 Ottobre 2015 10:16

La ristorazione in Italia

Il settore della ristorazione è sempre stato fondamentale per l’intera economia italiana.
Anche se durante questi recenti anni di crisi questo settore ha registrato un lieve ma inevitabile calo, le stime sulla sua ripresa futura rimangono comunque piuttosto ottimiste.
È interessante notare come sia cambiato il modo di interpretare la ristorazione, oggi quando parliamo di questo argomento non ci riferiamo più “banalmente” a ristoranti o bar a cui tutti siamo abituati, e che comunque contribuiscono alla creazione di valore nel settore per circa il 49%.
Oggi entrano di diritto nel settore della ristorazione anche discoteche e pub, con un importante 21,6% e i fast food con circa il 19%.
Queste nuove alternative messe a disposizione per i consumatori hanno raggiunto dimensioni talmente grandi per cui diventa fondamentale, al fine di un’analisi seria e completa, prendere in considerazione il loro impatto nel settore generale.
Si stima che il settore della ristorazione entro il 2018 possa generare un contributo di 60 miliardi di euro per l’economia italiana (considerando parametri come inflazione; tasi di interesse ed altri al valore odierno) portando una crescita complessiva del comparto del 28,7%
Le persone alle quali il mondo della ristorazione ha dato occupazione sono poco meno di un milione; numero che aumenterà del 12,7% entro il 2018 (1.063.800).

ristorazione_in_Itlia.jpg

Considerando in una prospettiva europea tali risultati, è importante considerare come il settore della ristorazione italiana rappresenti il 14% del totale fatturato del vecchio continente. L’Italia è preceduta in questa speciale classifica solamente dal Regno Unito (quasi il 20%) e della Francia (15%).

Se analizziamo nel dettaglio le dinamiche di questo settore capiamo subito che uno degli elementi più importanti da considerare è il potere che sono in grado di esercitare i consumatori e i fornitori.
Per quanto riguarda i consumatori, loro hanno un’influenza limitata, considerando che la maggior parte dei partecipanti in questo settore è costituito da piccoli esercizi e per lo più a conduzione familiare, un giudizio negativo della clientela non impatta in maniera significativa le attività concorrenti.
I fornitori hanno invece un impatto decisamente maggiore. In questa categoria rientrano anche i lavoratori, e quindi la voce salari per la manodopera rappresenta uno dei costi più importanti per il settore.
La legislazione di molti Stati garantisce ai dipendenti protezione contro la perdita dell’impiego e un salario minimo. Dunque, in ottica di una minimizzazione dei costi, la scelta dei subordinati diventa decisiva.
Se parliamo dei fornitori in senso proprio, e prendiamo in esame il mondo del fast food, notiamo subito che sono davvero poche le grandi aziende che forniscono gli alimenti necessari. Considerata la vastità del settore e il fatto che la perdita di un singolo cliente non rappresenta motivo di grave preoccupazione, i grandi fornitori non sono soggetti a una grande pressione al fine di battere e superare la concorrenza.

Quando ci troviamo ad attraversare periodi economici particolari come quello appena trascorso, non c’è da meravigliarsi se le persone tendono a mangiare a casa per ottenere un maggiore risparmio, questo è dovuto al fatto che il settore della ristorazione non fornisce un servizio indispensabile agli utenti.

Se da una parte è vero che le prospettive di crescita media del settore della ristorazione sono incoraggianti, è allo stesso modo innegabile che nel momento in cui le minacce appena descritte si concretizzano ci si imbatte in un’inevitabile flessione di un’industria, quella della ristorazione, che da sempre rappresenta ed esalta quella che è senza dubbio la principale eccellenza italiana.

Pubblicato in Il blog di AppeTeam
Mercoledì, 22 Luglio 2015 15:04

Tempi lunghi per i pagamenti? Ecco la legge

 

Oggi la ristorazione italiana affronta quotidianamente non pochi problemi; di certo uno di quelli che pesa maggiormente sulle spalle del ristoratore resta la questione del credito che riguarda in particolare i locali che offrono il servizio d’asporto e le consegne a domicilio
Questa tipologia di ristoratori si trova quotidianamente ad affrontare clienti che non pagano o che pagano in parte, i classici clienti che si affidano al “pagherò”.

La questione diventa più complessa quando dal rapporto fra locale e cliente passiamo a quello fra grossisti e locali. Una situazione, questa, che negli ultimi anni è stata fra le aggravanti della crisi che ci colpisce tutti e che si intreccia con la sempre minore disponibilità ad elargire credito da parte delle banche.
Per questo motivo, il governo italiano, grazie anche ad alcune direttive comunitarie, ha deciso di legiferare in materia.

Tempi_Lunghi_per_i_pagamenti_ecco_la_legge.jpg
(Foto: TeamSystemCommunication)

Parliamo quindi della legge 24 marzo 2012 n. 27, e prendiamo in esame nello specifico l’articolo 62, che tratta l’argomento della “Disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessioni di prodotti agricoli e agroalimentari”. In questo modo il legislatore ha cercato equilibrare le relazioni commerciali tra gli operatori economici, con l’intento di rafforzare la salvaguardia del creditore nei confronti di possibili abusi a suo danno.

Cosa dice la norma?
La norma, stabilisce per i contratti aventi oggetto la cessioni di prodotti agricoli e alimentari, ad eccezioni di quelli conclusi con il consumatore finale:
1) L’obbligo della forma scritta e dell’indicazione della durata, della quantità e delle caratteristiche del prodotto venduto. Nel caso in cui questo non dovesse essere rispettato incorre la pena della nullità contrattuale;
2) il divieto di imposizione, diretta o indiretta, di condizioni di acquisto e di vendita “vessatorie” e ingiustificatamente gravose o inique e di adozione di condotte commerciali sleali;
3) il termine legale per il pagamento del corrispettivo e la disciplina degli interessi applicabili al suo ritardo.

Nel testo di legge vengono anche previste sanzioni amministrative pecuniarie per la contravvenzione delle suddette condizioni ed è fissato il termine legale e inderogabile di pagamento per tutti i prodotti agricoli ed alimentari: per le merci deteriorabili il pagamento va assolto entro 30 giorni dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura mentre, per le merci non deteriorabili, siamo a 60 giorni.
Gli interessi vengono dunque applicati automaticamente dal primo giorno successivo al termine ultimo della scadenza della fattura.

L’articolo 62 è applicabile anche alle forniture effettuate dal grossista/distributore ad utilizzatori professionali come, ad esempio, gli esercenti di attività alberghiere e di ristorazione, bar e pubblici esercizi in genere, che non possono essere circoscritti nella categoria del consumatore finale.
In questo punto viene anche specificato che nella cessione di prodotti agroalimentari rientrano anche le bevande e il vino.

Cosa bisogna fare per non incorrere in sanzioni?
Per evitare le sanzioni previste, l’impresa nei rapporti con clienti e fornitori, dovrà prestare particolarmente attenzione allo scambio della documentazione, che può avvenire anche attraverso email e fax.

Problematica degli interessi.
Il problema degli interessi dovuti al creditore in caso di ritardo nel pagamento è particolarmente sentito.
Ai fini del loro conteggio vale la data di ricevimento della fattura validamente certificata solo nel caso di consegna a mano, di invio per mezzo di raccomandata a. r. o di PEC (posta elettronica certificata) come previsto dalla vigente normativa fiscale.
Nel caso in cui non vi sia certezza sulla data di ricezione della fattura, il conteggio degli interessi decorre dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura sia nel caso di merci deteriorabili che non deteriorabili.

Come vengono calcolati questi interessi?
Il legislatore ha chiarito che gli interessi possono anche essere stabiliti dalle parti, all’unica condizione di adottare un tasso non iniquo per il creditore.
Se tra le parti dovesse venire meno l’accordo sul tasso di interessi, verrà applicato in maniera automatica il tasso di riferimento come definito dal d.lgs 231/2002 (lotta contro i ritardi di pagamento nelle transizioni commerciali).

In ogni caso, a partire dal giorno successivo alla data di scadenza del termine legale riportato sulla fattura iniziano a decorrere automaticamente gli interessi, o concordati o moratori.

Pubblicato in Il blog di AppeTeam