Cosa sta cambiando nel modo di interpretare la...
Parlare di ristorazione è facile, tutti si sentono in grado di poter dire la loro. “Ristorazione” è un termine onnicomprensivo, un termine che rappresenta un grande mondo fatto di prodotti e servizi, dove rientrano anche le mode, innovazioni logistiche, sostenibilità ambientale, grandi catene,... Leggi tutto...
Qual è la sfida del futuro per i ristoranti?
Se vi chiedessi qual è il mestiere più antico del mondo, probabilmente molti di voi penserebbero a “quello”.In realtà esiste un bisogno primario ben più impellente al quale, sin dall’antichità, gli imprenditori del passato offrivano soddisfazione: il cibo.Nell’antica Roma esisteva un luogo... Leggi tutto...
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Parlare di ristorazione è facile, tutti si sentono in grado di poter dire la loro.
Ristorazione” è un termine onnicomprensivo, un termine che rappresenta un grande mondo fatto di prodotti e servizi, dove rientrano anche le mode, innovazioni logistiche, sostenibilità ambientale, grandi catene, piccole imprese a gestione familiare, mense e buoni pasto.

Il “cibo” sta diventando un argomento sempre più attuale, siamo pronti davvero anche noi a sperimentare tutte le nuove tendenze alimentari?
Intanto sta cambiando il nostro modo di interpretare il cibo, e un chiaro esempio viene dal pranzo, che si è destrutturato e inizia a perdere il titolo di pasto più importante della giornata, rimpiazzato ormai dalla cena.

La FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha stilato un rapporto nel quale evidenzia di quanto stia aumentando il numero delle persone che quotidianamente pranzano fuori casa.
Oggi sono circa 12 milioni, le quali, per un terzo vanno in mensa, per un terzo pranzano dentro bar o ristoranti e un terzo preferisce restare a pranzare sul posto di lavoro.

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Il mercato della ristorazione fuori casa, che oggi vale circa 55,4 miliardi di euro ed eroga circa 6,6 miliardi di pasti, è suddiviso in due macroaree:
- la ristorazione collettiva, con una fetta di mercato pari all’11,9%, dal valore di 6,56 miliardi di euro.
- la ristorazione commerciale, con una fetta di mercato pari all’88,1% dal valore di 48,8 miliardi di euro.

Oggi in Italia, la gran parte dell’offerta della ristorazione commerciale è formata da piccole imprese, anche a gestione familiare. Sono più di 157 mila le imprese registrate come ristoranti, con un netto sorpasso sui bar (questo è un chiaro segno del cambiamento del mercato)

Se quindi le abitudini alimentari degli italiani stanno cambiando, è anche vero che per tutti coloro i quali si rivolgono alle mense è importante avere un servizio di qualità.
Pensate che tra gli utenti delle mense ci sono circa 2 milioni di bambini delle scuole elementari e materne, per i quali, il pasto più importante continua ad essere il pranzo.

Ma quale sarà la strada che prenderà la ristorazione italiana?
A cosa dobbiamo abituarci?

 

 

Pubblicato in Il blog di AppeTeam

Se vi chiedessi qual è il mestiere più antico del mondo, probabilmente molti di voi penserebbero a “quello”.
In realtà esiste un bisogno primario ben più impellente al quale, sin dall’antichità, gli imprenditori del passato offrivano soddisfazione: il cibo.
Nell’antica Roma esisteva un luogo chiamato thermopolium all’interno del quale era possibile acquistare pietanze pronte per il consumo. Possiamo tranquillamente immaginarlo come il primo fast-food della storia. I thermopolia erano piccolissimi locali con un bancone contenente anfore di terracotta dentro le quali venivano disposte le vivande pronte per il consumo.

Sono partito da così lontano per dire che il mondo della ristorazione dai tempi di Ostia Antica e Pompei non è cambiato granché.
Sebbene la tecnologia sia progredita di migliaia di anni, il servizio offerto ai clienti è rimasto piuttosto lo stesso.
Ovviamente, questa situazione di stallo millenaria è destinata a smuoversi. L’innovazione hardware e software ha fatto sì che la nuova partita della ristorazione si giochi sul campo dell’hi-tech.

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È iniziata già la nuova era dello smart dining, ma perché proprio ora se i computer esistono ormai da 30 anni e internet da un ventennio? Siamo in pesante ritardo?
Se da un lato la tecnologia era già pronta ad un salto di qualità, i consumatori non lo erano affatto.
Il cambio di direzione è avvenuto nel 2007, con la commercializzazione di massa dei primi smartphone che hanno insegnato agli utenti a prendere confidenza con il mondo del “touch”. Le varie “app” per smartphone hanno cambiato le nostre vite per quanto riguarda le azioni di tutti i giorni, di conseguenza era solo questione di tempo per far sì che le stesse app rivoluzionassero anche il mondo della ristorazione. 

Qual è la situazione in Italia?
Fino ad oggi l’Italia ha compiuto solo piccolo passi verso la digitalizzazione della ristorazione, qualche ristorante però si è già portato avanti con il lavoro, anticipando in questo modo la concorrenza.
Alcuni locali mettono a disposizione del cliente app dedicate che consentono di ordinare da casa in modo da arrivare al ristorante e mangiare evitando così inutili attese.
Molte persone pensano che lo sviluppo e l’incremento della tecnologia nel mondo della ristorazione vada a discapito del rapporto umano con il cameriere.
Io credo invece che non sia affatto così. I cameriere non saranno più costretti a ricordare tutto a memoria, avendo così la possibilità di focalizzare l’attenzione sulle interazioni con il cliente, rendendo la relazione più personale e lasciando alla tecnologia il lavoro prettamente “meccanico”

Come accoglierà dunque l’Italia questa sfida? Saremo in grado di restare al passo con l’innovazione?

 

 

 

Pubblicato in Il blog di AppeTeam